Il Tirreno

Prato

Ora i cinesi di Prato hanno paura di perdere la faccia

di Paolo Nencioni
Ora i cinesi di Prato hanno paura di perdere la faccia

I sorprendenti risultati di una ricerca commissionata all’Università di Siena. Non solo confezionisti: sono anche grandi consumatori e soffrono il paragone con chi è rimasto nello Zhejiang. Comprano la casa in base ai principi del feng shui

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PRATO. Non vengono più solo da Wenzhou, non lavorano più solo in confezione, non consumano solo cocomero e hanno sempre più paura di perdere la faccia rispetto a chi è rimasto in patria e ormai sa come vivono e a quali sacrifici vanno incontro per cercare fortuna in Italia. E’ il sorprendente ritratto dei cinesi di Prato contenuto nella ricerca commissionata dall’Osservatorio sociale regionale all’Università di Siena e che verrà presentato venerdì 4 ottobre (dalle 9,30 alle 18) all’auditorium della Camera di commercio nel corso del convegno dal titolo vagamente provocatorio: “Fortunatamente vendo ai cinesi”.

Andrea Valzania, Fabio Berti e Valentina Pedone hanno firmato uno studio dal titolo “Vendere e comprare. Processi di mobilità sociale dei cinesi a Prato” che si propone di sfatare alcuni luoghi comuni che da tempo circolano sulla comunità orientale che vive in città.

Non solo da Wenzhou. Arrivano "nuovi" cinesi dal Fujian e dalla Manciuria (più poveri e con meno reti sociali) e in parallelo diminuisce il flusso dallo Zhejiang, perché il migrante non è più percepito positivamente in patria ma come una persona che non ha colto o non riesce a cogliere le opportunità che offre il suo sviluppo tumultuoso.

La paura di perdere la faccia. Le interviste mostrano che oggi i cinesi si sentono in imbarazzo nei confronti di amici e parenti rimasti in patria; con la diffusione dei nuovi mezzi di comunicazione (attraverso i tanti blog, l'utilizzo di skype e dei social network) le condizioni di vita all'estero sono molto più note rispetto a soli dieci anni fa. Il grande sviluppo del turismo ha fatto sapere in patria come vivono e lavorano le migliaia di connazionali che si trovano in Italia rendendo così possibile un paragone con i disprezzati “nongmingong”, i lavoratori migranti che si riversano dalle campagne nelle grandi città cinesi in cerca di impiego.

Dopo le confezioni arrivano i negozi. Non solo ristoranti, come un tempo. Al contrario, lo sviluppo di una serie di attività commerciali differenziate e variegate (dai bar ai servizi per le persone, per semplificare). La crescita delle attività commerciali (i negozi di prossimità) è figlia della crisi (un numero significativo tra i nuovi commercianti era prima impegnato nel settore manifatturiero, ex-prontisti, ex-titolari di laboratorio), ma è anche un segnale di cambiamento importante tra i cinesi rispetto alla voglia di differenziare le proprie attività produttive e lavorative. Emerge un nuovo "patto del diavolo" (rispetto a quello "a monte" della migrazione): chi ce l'ha fatta ad emanciparsi dal debito migratorio può scegliere anche di guadagnare meno ma di avere allo stesso tempo la possibilità di fare altro nella vita.

I cinesi consumano: dal cocomero al Suv. Sapevamo che gli orientali sono grandi consumatori di cocomero, ma dalla ricerca emerge che consumano molto anche in altri settori merceologici(di qui il titolo del convegno “Fortunatamente vendo ai cinesi”). La trasformazione dei cinesi in formidabili consumatori locali contribuisce alla circolazione del denaro sul territorio, superando la vecchia immagine stereotipata dei cinesi interessati solo ad inviare rimesse in Cina.

"Consumo, dunque sono": il consumo come simbolo di status. I benestanti cinesi comprano (e frequentano, ostentando le loro auto di lusso per arrivare nei parcheggi limitrofi ai luoghi di consumo) gioielli, vino pregiato, beni da regalare al loro ritorno in patria per differenziarsi dai più poveri, i quali, non potendolo fare, tendono ad emularne le gesta (e l'atteggiamento verso il consumo) andando anche, seppur con minore frequenza, negli stessi luoghi di "moda" dei più ricchi.

Non più solo Chinatown. La ricerca cita la crescita dei residenti nella Circoscrizione Sud, dove si registra l'incremento più elevato (+2.209 unità nel periodo 2003-2012) e fuori dal perimetro del "Macrolotto 0".

La casa? La compro in base al feng shui. La disposizione della casa in base ai principi del feng shui rende alcune abitazioni inaspettatamente più appetibili di altre sta cambiando alcuni segmenti territoriali del mercato della casa.

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