Sicurezza
Il consiglio approva il bilancio bocciato dai revisori dei conti
Si fa sempre più probabile il varo di una «manovra» di assestamento da approvare entro la fine di novembre
PRATO Per il consiglio comunale gli equilibri di bilancio ci sono anche se non ci sono. Il paradosso logico è andato in scena ieri nell'approvazione della consueta delibera collegata al bilancio preventivo, che deve accertare al 30 settembre se i conti sono in equilibrio. I 20 consiglieri della stretta maggioranza, nella seduta di ieri sera, si sono affidati all'unico parere positivo quello dell'assessore, Adriano Ballerini. I responsi tecnici, invece, sono da bollino rosso.
Allarmata la relazione del ragioniere capo, Davide Zenti presentata venerdì scorso. Ugualmente infausta la prognosi comunicata ieri mattina in commissione 2 dal collegio dei sindaci revisori. Solo lo scompenso di spesa corrente ammonterebbe a 1,8 milioni di euro a causa di una crescita di costi nell'appalto per la refezione scolastica e per il maggior aggio (interesse) rivendicato da Sori nelle riscossioni di multe e imposte locali. Un adeguamento normativo, quest'ultimo, e conseguentemente né comprimibile né facile da rinviare. È solo la punta dell'iceberg dell'instabilità che rischia di far perdere il sonno alla ragioneria del Comune e all'assessore al bilancio. Sul lato della spesa ci sono due capitoli gravosi: un debito fuori bilancio stimato in 660 mila euro e un altro connesso ad un vecchio accordo di programma con Gida stimato in 650 mila euro. Se le casse piangono sul lato delle uscite, altrettanto fanno sul lato delle entrate tributarie.
Anzitutto, non è sicuro l'incasso del recupero della Tares evasa o insoluta. La vera bomba a orologeria nei conti, tuttavia, è il gettito Imu, inferiore alle stime di 3 milioni di euro per la prima rata. Un indicatore di precarietà strettamente connesso al progressivo impoverimento del ceto medio a Prato sempre più in difficoltà nel mettersi in pari col pagamento. Inoltre, non c'è alcuna determinazione certa del fondo di solidarietà (la partita contabile che menziona i trasferimenti statali) e della compensazione dell'abolizione dell'imposta sulle prime case, per la quale si attende il riparto dei 2,4 miliardi messi sul piatto in estate dal governo Letta. Quando un bilancio si regge su una sfilza di punti interrogativi stabilire se è in equilibrio diventa un rebus o, peggio, un azzardo. Questo deve aver pensato il presidente del collegio dei revisori, Natale Anzillotti che prima dello sbarco della delibera in consiglio ha palesato la bocciatura pronunciata dai contabili: «Sì, il nostro è un parere contrario». L'assessore Ballerini si dice favorevole ad accogliere i suggerimenti contenuti da Zenti e da Anzilotti, adombrando quindi la possibilità di un intervento corposo in un altro passaggio obbligatorio, l'assestamento del 30 novembre. Partendo da un presupposto: i nodi devono essere sciolti da Roma. Inoltre, l'assessore allontana l'ipotesi di usare le forbici in maniera troppo aggressiva sulla spesa corrente che metterebbero in dubbio l'erogazione dei servizi alla cittadinanza.
Trovare la quadra si complica ulteriormente se si pensa che lo stesso uso della leva fiscale è pressoché preclusa: «La tassazione di pertinenza del Comune è vicina ai livelli massimi consentiti per legge» ha ricordato Anzillotti davanti alla commissione. A meno di non voler prendere seriamente in considerazione l'andamento delle multe che non deludono e sono in pari con le previsioni. E siccome secondo una vecchia legge di saggezza tutto va male contemporaneamente il Comune potrebbe subire i contraccolpi della storia infinita di Creaf, del quale è socio di minoranza. «La Regione – ha spiegato Ballerini ieri mattina – si è impegnata a versare 350 mila euro per 3 anni e un altro milione per garantire lo start-up e per il completamento dei lavori. Non si sa, però, in quale modo verrà coperto il passivo pregresso di 1,9 milioni». Altro rebus, altra fonte di squilibrio. Nonché, punto di contatto fra le sofferenze del Comune e quelle che proprio in ragione del centro di ricerca potrebbe essere costretta ad affrontare la Provincia.
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