Sicurezza
Bilancio del Comune di Prato: Bambagioni attacca sindaci revisori e Innaco
Il segretario provinciale dell’Udc: «Sono dei tecnici, se ne fregano della politica», «Gli Indipendenti per Prato non hanno rispettato il mandato degli elettori»
PRATO. Revisori dei conti senza coraggio e Indipendenti per Prato pronti a tramare contro il sindaco anche quando stavano nella maggioranza. In replica a Francesco Innaco, che – in ragione della bocciatura degli equilibri di bilancio da parte dei sindaci revisori – ha bollato di “illegalità” la delibera approvata ieri dalla stretta maggioranza, scende nel terreno della polemica rovente il segretario provinciale dell'Udc, Giovanni Bambagioni. I suoi strali sono rivolti in primis agli eccessi di prudenza del collegio dei revisori presieduto da Natale Anzillotti:«Sono dei tecnici e se ne fregano della politica. Chiedono la costituzione di svariati fondi di garanzia e in questo modo non approvano niente – dichiara, precisando un concetto che ha abbozzato sulla bacheca Facebook del capogruppo degli Indipendenti –. Da una parte capisco che debba esserci un giusto controllo dall'altra non si può sfociare nell'assoluta irresponsabilità».
Il problema risale all'introduzione della nuova legislazione sulla scelta dei sindaci revisori: non più eletti dal consiglio, ma selezionati per sorteggio. In questo modo, risultano sulla carta slegati dalle appartenenze politiche o dagli accordi di palazzo. Anche troppo per i gusti di Bambagioni. Eppure, c'era la possibilità per il centrodestra di garantirsi per 3 anni una navigazione tranquilla con due revisori espressione della maggioranza e uno della minoranza. Come ai vecchi tempi. Lo scorso dicembre, poco prima che la nuova legge voluta dal governo Monti entrasse in vigore, il consiglio si spaccò sulla scelta dei tre successori. È in questo frangente che andrebbe rintracciata la “colpa” degli Banchelli-Gestri- Innaco: «Iniziarono a tramare da quel momento nel tentativo di dare una spallata al sindaco – rivela Bambagioni –. Gli andò male solo perché Frosini si è dimesso a luglio prima dell'uscita dalla maggioranza del gruppo».
Il complotto contro Roberto Cenni in quel caso aveva un preciso nome e cognome: Alessio Bertinelli. «Vicino a Tabacci, di area di centrosinistra. Votandolo nella terna gli Indipendenti avrebbero permesso al Pd di averne due su tre».
La convinzione di Bambagioni si basa sul ritrovamento di fogli col nome di Bertinelli che lui non esita a definire “pizzini” nei cestini a margine della seduta del 6 dicembre, quando a causa della spaccatura la maggioranza fu obbligata a ripiegare verso il meccanismo depoliticizzato del sorteggio. Il lessico è scabroso e Banchelli su Facebook lo richiama a “moderare i termini” ricordando nel merito della faccenda che la nomina fosse prerogativa esclusiva dei consiglieri comunali, senza dover tirare in ballo la giunta. Bambagioni non recede di un millimetro, anzi, sferra un ulteriore attacco: «Non voglio definirli traditori, ma non hanno rispettato il mandato degli elettori» .
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