Italia
Mazzoni: «Sono un falco ma non mi sento un estremista»
Il senatore del Pdl spiega perché secondo lui Berlusconi ha fatto bene a non dimettersi dopo la condanna. E spara a zero sulle “colombe”: «Sono gli stessi che a novembre volevano andare con Monti»
PRATO. Senatore Riccardo Mazzoni, sulla questione della decadenza del senatore Berlusconi rischia di cadere il governo o di frantumarsi il Pdl, ma non basterebbe una condanna definitiva per evasione fiscale per aspettarsi le dimissioni di un leader di partito?
«In un paese normale, sì, le darei ragione, sarebbe un ragionamento ineccepibile. Ma l’Italia non è un paese normale. Quello che è successo a Silvio Berlusconi è una cosa eccezionale, c’è stato un accanimento giudiziario senza precedenti. Una costante invasione di campo dei magistrati, vedi anche l’arresto della moglie di Mastella che ha fatto cadere il governo Prodi. Per questo noi insistiamo a difendere Berlusconi».
Ma così facendo non si fa passare il messaggio che la legge non è uguale per tutti? Quanti altri condannati con sentenza definitiva potrebbero pretendere di non pagarne le conseguenze?
«Sì, la giustizia deve essere uguale per tutti. Berlusconi è stato trattato come se fosse più uguale degli altri...».
Evidentemente la possiamo arruolare nel partito dei falchi del Pdl.
«Sono con Berlusconi, come sempre, e dunque sì, sono un falco, ma non mi sento un estremista. Se si sta in un’alleanza, come il Pd col Pdl, ci vuole rispetto reciproco, un rispetto che non c’è stato da parte del Pd verso il travaglio del Pdl sulla vicenda Berlusconi. Sulla legge Severino (e la sua eventuale retroattività, ndr) ci aspettavamo maggiore cautela e invece il Pd vuole andare dritto al suo scopo».
Anche il Pdl o la nuova Forza Italia rischiano di spaccarsi dopo il blitz di Berlusconi che ha ordinato a parlamentari e ministri di dimettersi.
«Lo so, ma mi viene da ridere ascoltando gente come Fabrizio Cicchitto che si lamenta perché non sono stati consultati i gruppi parlamentari, lui che il gruppo lo ha riunito due volte in cinque anni. La verità è che in un partito presidenziale certe decisioni vengono prese dal vertice, e non ci dimentichiamo che se non fosse ridisceso in campo Berlusconi, alle ultime elezioni avremmo preso il 10%».
Dunque lei non si sente “diversamente berlusconiano” come Angelino Alfano?
«No, non lo sono. E le uscite delle cosiddette colombe non mi hanno sorpreso. Sono gli stessi che a novembre volevano andare con Monti».
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