Il dolore
Tornati a Seano i resti di Domenico
Dopo 69 anni la salma del soldato riportata dalla sorella La scoperta della tomba a Amburgo, la lotta per il rimpatrio
CARMIGNANO. C'è voluta la caparbietà (in senso buono) di Bruna, ardimentosa signora di 87 anni per ritrovare e riportare a casa Domenico Sabino, il fratello soldato morto 69 anni fa in un campo di lavoro tedesco in Germania, a Geselnkirchen.
Uno di quei campi dove dopo l'8 settembre 1943, quando da alleati i tedeschi divennero improvvisamente nemici, finirono più di 600mila soldati italiani disorientati, che non vollero arruolarsi al fianco della Wermacht nel nuovo esercito della Repubblica sociale: soldati che dissero no. Uno di quei campi dove ogni tanto si scattavano per propaganda foto con il vestito della domenica, tutti puliti, sbarbati e ben lavati, ma dove si lavorava come schiavi, si pativa la fame e si moriva di stenti. Come è successo appunto a Domenico, fante di montagna e d'artiglieria, catturato in Grecia, in Epiro, dove si trovava con i compagni del reggimento Modena. Una storia da raccontare: anzi due. Perché c'è la storia di Domenico, le cui spoglie sono da alcuni giorni esposte a Poggio a Caiano, in una cappella, addobbata di tricolori, della Misericordia e che sabato 5 ottobre saranno inumate nel cimitero di Seano, dopo la messa alle 9.30 a cui parteciperanno i gonfaloni di Poggio a Caiano e Carmignano, la banda di Bacchereto, le associazioni dei deportati e combattenti e reduci, i carabinieri.
Ma c'è anche la storia di Bruna, ragazza costretta dalla guerra, come molti altri, a crescere anzi tempo, quinta di tre fratelli e due sorelle, senza mamma dall'età di diciassette. Bruna è originaria di Castiglion Fiorentino nell'aretino, il comune dove è nato anche Roberto Benigni, ma è seanese dal 1961: figlia di mezzadri giunti sul Montalbano passando per più tappe nel senese e fiorentino. Per quasi quarantanni tutto quello che a Bruna rimaneva del fratello Domenico erano una dozzina di foto sbiadite. Nel 1970 arriva anche una croce al merito.
Mancava però una tomba su cui piangerlo e portare un fiore. Così nel 1983, messa sulla buona strada da una signora tedesca, contatta il prefetto e si rivolge al distretto militare e al ministero della Difesa. Scopre che Domenico è sepolto nel cimitero militare d'onore di Amburgo, che c'è un biglietto speciale per raggiungerlo e con poche indicazioni parte in treno, da sola. Un pizzaiolo siciliano la porta al camposanto: un cimitero a spicchio, distesa di croci e lapidi bianche su un prato verde.
«Era bellissimo. Ho pregato. Nel pomeriggio ho portato un'azalea e poi ho ripreso il treno». Negli anni successivi ci tornerà altre volte, assieme al nipote Varno, figlio di un altro fratello. Poi l'anno scorso la scoperta. «Nel cimitero, rimesso a nuovo, ho letto su alcune lapidi: rimpatriato. Lì ho deciso che dovevo riportarlo a casa», dice. Bruna ricomincia a telefonare e mandare mail. Parla con il Comune, ricontatta il Ministero. E alla fine - pagando 1.200 euro riporta il fratello nel cimitero a due passi da casa.
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