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La prova di Cristina A piedi a Santiago nonostante il diabete

La prova di Cristina A piedi a Santiago nonostante il diabete

VAIANO. Cristina Brachi ha 62 anni è una camminatrice collaudata ma è anche diabetica, cionosostante nel 2001 è andata sull' Himalaya e dieci giorni fa ha concluso insieme al marito Roberto, il...

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VAIANO. Cristina Brachi ha 62 anni è una camminatrice collaudata ma è anche diabetica, cionosostante nel 2001 è andata sull' Himalaya e dieci giorni fa ha concluso insieme al marito Roberto, il cammino di Santiago. Trenta giorni di marcia senza nessun problema. «Convivo con la malattia da diversi anni – spiega – e mi sono persuasa che per me non è un limite, anzi ho una vita normale». Certo nello zaino di Cristina, di appena 7kg, insieme al pile e alla tuta da ginnastica c'era anche l' insulina, ma questo non è stato un problema. «Sono seguita dal centro di diabetologia di Prato – spiega – e quando ho deciso di partire, il viaggio è stato più volte rimandato, mi sono consultata con il mio medico, che mi ha incoraggiata a partire. Ci siamo messaggiate per tutto il cammino, ma in realtà non ho avuto bisogno di nessun consiglio medico». Cristina è partita con la dose giusta di insulina e una ricetta per acquistare eventualmente la medicina. «Arrivata a Leon – ricorda sono andata in farmacia per fare rifornimento, è stata una precauzione visto che la medicina fuori dal frigorifero dura un mese. Volevo avere la certezza che in caso di bisogno fossi attrezzata». Del resto il cammino ha contributo a mantenere nei limiti i valori degli zuccheri. «Nella prima parte del cammino spegnevo l' infusore alle 6 del mattino per riaccenderlo all' ora di pranzo, avevo anche fatto installare il sensore in modo da non misurare ogni ore i valori».

Nessun intoppo, neppure le temute vesciche ai piedi. «Era la mia più grande preoccupazione, per i diabetici i piedi sono un punto critico, ma è andato tutto bene ho avuto soltanto una forte tendinite che ha rallentato il cammino». Roberto ha costruito un bastone per la moglie che, come prescrive la prassi del pellegrino, è stato poi lasciato all' interno dell' ufficio del Pellegrino a Santiago. «La tappa più bella – ricorda Cristina – è stata la prima quella sui Pirenei dove si è aperto uno spettacolo meraviglioso, è stata anche la più faticosa». Anche la Galizia resterà fra i ricordi di Cristina. «Mi sembrava di camminare nei boschi di Iavello e mi sono sentita a casa anche se eravamo distanti chilometri».

Alessandra Agrati

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