Il Tirreno

Prato

Varvarito, è corsa contro il tempo

di Maria Lardara
Varvarito, è corsa contro il tempo

Martedì l’azienda sarà costretta a chiudere. Gli operai “a secco” da 8 mesi: «Bloccheremo la città»

3 MINUTI DI LETTURA





PRATO. Davanti alla Prefettura, come dieci mesi fa, a protestare con gli striscioni. Solo che dieci mesi fa ancora portavano a casa uno stipendio. Ora sono alle presse con la cassa integrazione a singhiozzo, mutuo e affitti da pagare ma, soprattutto, con l’incubo di restare senza lavoro. Eppure il lavoro ci sarebbe, compresa una commessa importante nella zona dei Gigli. Da martedì gli operai della Varvarito Lavori torneranno a incrociare le braccia, senza un sito dove far girare l’impianto di frantumazione inerti: scadono infatti il 30 settembre i permessi per poter continuare a operare sul terreno di via Tourcoing, nel Macrolotto.

Il copione si ripete, con l’amarezza degli operai scolpita in rosso sul manifesto appeso ieri mattina alle grate del cinema Eden: «Dopo 10 mesi ancora al punto di partenza: licenziati dalla burocrazia». Ed è corsa contro il tempo, ora che è sfumata l’ipotesi di trasferirsi al Calice come soluzione provvisoria in attesa di traslocare in via delle Lame a Viaccia su un terreno interessato da un cambio di destinazione, dato che a giugno la Varvarito si era aggiudicata un bando comunale per insediare lì la propria attività.

Intanto, non ha avuto l’esito sperato il colloquio “riparatore” tra il titolare dell’azienda Franco Varvarito e il prefetto Maria Laura Simonetti, chiamata a garantire il tavolo tecnico-istituzionale per trovare un'alternativa al sito del Macrolotto, sul quale pende uno “sfratto” da dicembre 2012. Tutto rimandato a lunedì, quando si riuniranno col Prefetto i tecnici di Provincia e Comune per non lasciare in mezzo a una strada i lavoratori, indietro di otto mensilità con la cassa integrazione.

Niente Calice, dopo il no della Provincia (per la mancanza di un sottopasso non ancora aperto dal Comune e per il rinvio alla valutazione di impatto ambientale chiesta dalla Soprintendenza) mentre la prospettiva dell’insediamento a Viaccia continua a far salire sulle barricate i comitati locali e il Comune di Montemurlo.

Varvarito intanto ha perso tempo e denaro. «Abbiamo speso migliaia di euro per presentare i progetti al Calice, non ultimo lo studio di fattibilità ambientale a nostre spese perché a luglio ci avevano proposto quell’area», è il rammarico del titolare. Martedì la sveglia per andare al cantiere non suonerà. Se la situazione non dovesse sbloccarsi lunedì, gli operai si dicono pronti a paralizzare la città coi camion. «Siamo stati tante notti senza dormire, ne staremo altre due. Se dovevamo chiudere, sarebbe stato meglio finirla il 12 dicembre 2012 quando erano scaduti i permessi. Ci avevano promesso un percorso. Ora siamo punto e a capo».

Intanto il fronte è “caldo” su Viaccia col popolo dei comitati che affila le unghie contro il trasferimento della Varvarito al confine con il comune di Montemurlo. Mentre il Coordinamento cittadini per Viaccia ha fissato per il 4 ottobre una cena di autofinanziamento (alle 20 al circolo “La Libertà”, per coprire le spese di ricorso al Tar), il sindaco di Montemurlo Mauro Lorenzini replica al collega Cenni che, a suo dire, «non può scaricare un problema su un altro Comune e pretendere che non arrivino rimostranze».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Proteste

Sciopero della scuola e dei trasporti venerdì 16 ottobre: le fasce garantite e i motivi della protesta

di Redazione web