Sicurezza
Domenico morì di stenti nel campo di Geselnkirchen
Furono gli amici che erano con lui a far sapere alla famiglia della fine del soldato. Era il 1944
CARMIGNANO. La storia di Domenico assomiglia a quella di Corrado Capecchi, un altro militare carmignanese internato dopo il 1943 in un campo in Germania. Solo che Corrado, oggi scomparso, sopravvisse ed anni fa, dopo decenni di silenzi quasi che l'esser stato in un lager fosse una colpa, raccontò al Tirreno la sua storia. A guardare la foto di Domenico scattata all'ingresso nel campo, ventinove anni e il volto già scavato, si capisce quanto dura fosse la vita: ore ed ore al lavoro, una brodaglia da mangiare e qualche volta una patata. Domenico fu internato a Geselnkirchen, un campo al centro della Ruhr, nella Germania occidentale che si proietta verso i Paesi Bassi. Particolari che la sorella ha scoperto solo molto più tardi, rintracciabili nei documenti inviati dal ministero e raccolti in una cartellina gialla che stringe in mano. A Geselnkirchen c'era chi lavorava in fabbrica e chi scavava nella miniera di carbone, come Domenico. Una mattina si sdraiò su un carro.
“Mi sento un po' stanco” disse agli amici di Castellina in Chianti e Montepulciano con cui era partito per la guerra e poi finito in Germania. “Mi riposo un po'” disse. Ma la sera, il 5 ottobre 1944, era già morto, consumato dalla fatica e dagli stenti. Inutile il ricovero nell'ospedale del campo.
Fu uno dei due amici sopravvissuti, finita la guerra, a riportare a casa la notizia, assieme ad una foto con pochi appunti sul retro. “Lo vidi arrivare da lontano e intuì subito tutto – ricorda Bruna - . Non se la sentì di venire a casa e si fermò dai padroni del podere dove lavoravamo. Anni dopo ci siamo poi rincontrati”. (w.f.)
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