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Sei ergastoli per la camorra degli stracci

Sei ergastoli per la camorra degli stracci

Dopo 14 anni arriva la verità sull’esecuzione di Ciro Cozzolino a Montemurlo. Condannati i mandanti, due assoluzioni

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PRATO. Sei ergastoli e due assoluzioni. Hanno un nome, dopo 14 anni, gli assassini di Ciro Cozzolino, ucciso a colpi di pistola la sera del 4 maggio 1999 in via Pascoli a Montemurlo in quello che viene ricordato come l’unico omicidio di camorra degli ultimi venti anni in Toscana.

La seconda sezione penale della Corte d’assise di Firenze, presieduta nell'aula bunker di Santa Verdiana da Fernando Prodomo, ha emesso ieri la sentenza nei confronti degli otto imputati tirati in ballo da quattro pentiti, il più importante dei quali è Gerardo Sannino, esecutore materiale dell’omicidio che un paio di anni fa ha deciso di autoaccusarsi facendo i nomi dei complici e poi è stato condannato a otto anni (grazie alla collaborazione).

La pena dell’ergastolo è toccata a Giacomo Zeno, Stefano Zeno, Antonio Birra, Giovanni Birra, Giuseppe Chierchia e Palmerino Gargiulo. Assolti invece Gerardo Ascione, che era difeso da Antonino Denaro, e Salvatore Di Dato, difeso da Costanza Malerba e Federico Febbo, che hanno espresso grande soddisfazione per le assoluzioni. Tra i difensori anche Manuele Ciappi e Valeria Fontana.

Per l’omicidio Cozzolino erano già stati condannati all’ergastolo Vincenzo Ascione, fratello di Gerardo, e Michele Chierchia, padre di Giuseppe, insieme a un terzo imputato nel frattempo deceduto, ma i tre (difesi da Antonino Denaro e Alberto Rocca) furono assolti in appello.

Quanto al movente, è confermato l’ipotesi della prima ora, e cioè che Ciro Cozzolino fu ucciso per uno sgarro che aveva fatto al clan Birra di Ercolano nel commercio degli stracci a Montemurlo.

Stefano Zeno e Giovanni Birra erano in carcere nel maggio del 1999, quando fu ucciso Cozzolino, ma sono stati condannati per il concorso morale nell’omicidio. Secondo il pubblico ministero Tommaso Coletta, che ha ereditato il fascicolo da Pietro Suchan, fu a loro che gli altri chiesero il via libera. Sparare in Toscana non conveniva a nessuno. Qui si fanno gli affari e non c’è interesse ad attirare l’attenzione delle forze dell’ordine, ma evidentemente lo sgarro di Cozzolino fu giudicato troppo grosso e qualcuno decise di dare un esempio. Secondo l’accusa, insieme a Sannino, la sera del 4 maggio, c’era Palmerino Gargiulo, mentre Chierchia, Giovanni Birra e Giacomo Zeno sono stati considerati gli organizzatori.

Paolo Nencioni

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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