Attenzione
I creditori della Sasch si divideranno le briciole
Lo stato passivo dell’azienda di abbigliamento è arrivato a oltre 110 milioni mentre la cifra recuperata, vendita del marchio compresa, è 2,7 milioni di euro
PRATO. Due milioni e settecentomila euro di attivo recuperato a fronte di uno stato passivo di oltre 110 milioni di euro. I conti “non tornano” nel fallimento dell’azienda Sasch che con la vendita del marchio per 400.000 euro all’azienda russa Dubki-P rende praticamente certa l’impossibilità di soddisfare in modo accettabile i creditori. Lavoratori compresi che, a distanza di tre anni dalla presentazione del concordato e a due dalla dichiarazione del fallimento, ancora non hanno riscosso quanto dovuto dall’azienda di abbigliamento che faceva capo all’imprenditore e oggi sindaco di Prato Roberto Cenni.
I NUMERI. Solo recuperando eventualmente i 35 milioni di euro dagli amministratori della società grazie al sequestro dei beni a seguito dell’azione di responsabilità - come stimato nell’ultima relazione dei curatori fallimentari Sonia Chiti e Leonardo Castoldi - si potrà avere qualcosa di un po’ più sostanziosa da ripartire.
Certamente non tra i creditori chirografari dal momento che con le ultime insinuazioni tardive presentate entro il 31 luglio scorso sono arrivati debiti privilegiati - perlopiù di istituti di credito - per altri 23 milioni di euro.
Da luglio lo stato passivo è infatti quasi raddoppiato facendo aumentare i crediti privilegiati (5 milioni e 268mila) euro di circa 23 milioni e quelli chirografari (57milioni e 632mila euro) a oltre 25 milioni di euro. Cifre a cui si deve sommare quanto dovuto in crediti prededucibili, 45mila euro.
I RIPARTI. Ad oggi i riparti delle cifre già riscosse o rese liquide non si potranno effettuare dal momento che, com’è riportato nella relazione dei curatori, sono in corso azioni di diversa natura che modificheranno i criteri di ripartizioni.Si va «dalle azioni di responsabilità nei confronti degli organi sociali della Go-Fin che svolgeva attività di direzione e coordinamento di Sasch, alla revocatoria e nullità di numerosi negozi posti in essere dagli organi sociali a danno dei creditori prima del fallimento al recupero di crediti commerciali di varia natura».
Senza contare il fatto che sarà necessario risolvere il problema della ripartizione di quanto ricavato in tutte le società appartenenti al gruppo Go-Fin-Gommatex secondo criteri non ancora fissati.
CREDITI RUSSI, GOODBYE. Tra le certezze c’è invece l’impossibilità ormai accertata di recuperare i crediti vantati nei confronti del più importante cliente russo della Sasch per 26 milioni di euro e che varie perizie (tra cui quella del noto studio legale internazionale Pavia Ansaldo) sostengono essere inesigibili.
Un risultato che influenza, data la cifra, notevolmente numeri del fallimento dell’azienda di abbigliamento e che è uno dei perni dell’inchiesta penale per bancarotta ancora in corso e di cui si attende la chiusura delle indagini tra breve.
GLI IMMOBILI. Un altro dei capitoli cruciali del crac Sasch è quello degli immobili della società, intestati in questo caso alla società satellite Go Real. L’ultimo bando in cui sono stati messi in vendita i due immobili (via Einstein e via Calvani) sono andati deserti. Il valore stimato, 30 milioni di euro, dovrà essere abbassato di un quarto.
Già nella relazione di luglio dei curatori si è perplessi sulla possibilità di recuperare quanto stimato perché «per l’edificio di via Einstein a Campi una nuova realizzazione impedisce di vedere l’edificio dall’autostrada mentre in via Calvani la crisi ne riduce l’interesse».
Anche in questo caso il valore del bene stimato dell’attivo (55 milioni di euro stimati) si discosta moltissimo da quanto fino ad oggi realizzato (2milioni e 100mila euro) e anche in questo caso il danno amministrativo stimato dai curatori e richiesto agli amministratori della società, la Go-Real in questo caso, è elevato, 25milioni e 700mila euro circa.
@ileniareali
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