Il Tirreno

Prato

Uno, cento, mille punti di vista

di Malia Zheng
Uno, cento, mille punti di vista

Cristina Pezzoli, presidentessa dello Spazio Compost: «La cultura indipendente va aiutata»

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PRATO. Cristina Pezzoli, 50 anni, regista e direttrice artistica (alle spalle alcuni alla guida dell’Associazione teatrale Pistoiese) è dal 2007 alla guida dell’associazione Spazio Compost di via Santa Chiara 38/1.

Quante persone sono coinvolte nell'associazione?

«I membri fissi a parte me, che sono la presidentessa dell'associazione, sono Letizia Russo (drammaturga), Shi Yang attore di origini cinesi, noto anche per le sue ultime comparse televisive come inviato delle Iene , Paolo Rivolsi, Matteo Cremona, e tanti altri. Lo zoccolo duro sono una decina di persone, ma intorno a questo ci sono una trentina di persone che nelle varie ondate hanno aderito».

Come nasce Spazio Compost?

«La sede di Prato nasce nell'agosto del 2009, ma avevamo già iniziato il progetto due anni prima. Il team di Spazio Compost è nato come progetto di ricerca, per ridare alla cultura e al teatro un rapporto concreto con le problematiche sociali».

In questi anni di vita, qual è stata la più grande difficoltà per Spazio Compost?

«Noi non siamo assolutamente finanziati da nessuno. Siamo una realtà indipendente che con grandissima fatica si sta pagando lo spazio e le bollette. Le nostre economie dopo sette anni, di cui cinque a Prato, sono ormai allo stremo delle forze. Purtroppo allo stesso modo ci rendiamo sempre più conto che le cose da fare sono sempre di più».

Ma ci sono stati dei miglioramenti a livello di ascolto?

«Da parte delle istituzioni, fino all'anno scorso, non abbiamo mai cercato nessun rapporto con le istituzioni, non potrei dire che le istituzioni sono state sorde, ma non le abbiamo proprio coinvolte, visto che si trattava appunto di una ricerca indipendente. A livello delle persone, con cui abbiamo avuto a che fare per più tempo, c'è stato sicuramente un maggiore ascolto. Noi abbiamo sempre lavorato sull'idea di non prendere sempre il punto di vista pro-italiani o pro-cinesi, piuttosto il punto di vista della tragedia greca, ovvero prendere le ragioni del conflitto e di tutte le parti in gioco che hanno le loro ragioni, il problema è trovare delle soluzioni creative nascere dall'assumere che il tuo nemico, il tuo avversario possa avere ragione a pensare come la pensa e ad agire come agisce, quindi noi abbiamo cercato di provare a smontare le posizioni identitaree e fare si che le persone ascoltassero: "perché un cinese lavora 18 ore al giorno?", "perché un italiano invece pensa che sia giusto che i lavoratori abbiano più diritti?". Un concetto basato sull'ascolto e sulla conoscenza.

Quali prossimi progetti ci sono?

«In questo momento ci occupiamo di chiudere il progetto "Cooking". Speravamo di rientrare in un bando regionale per lavorare sulla questione delle residenze, purtroppo questo bando, sul quale avevamo affidato la nostra possibilità di sviluppare il futuro delle nostre attività, era modulato per le compagnie di produzione di spettacoli teatrali e non di attività culturali particolari come facciamo noi. Siamo avviliti dal fatto che non riusciamo a trovare una leggibilità su quello che stiamo facendo».

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