Attenzione
Il marchio Sasch acquistato da società russa
Prato, formalizzato in uno studio notarile l’accordo trovato dai curatori falimentari con la Dubki-P
PRATO. Qualche mese fa era stato messo all'asta con una base di due milioni di euro, poi si era scesi a un milione e duecentomila, ma ne sono bastati 400.000 a una società russa per aggiudicarsi il marchio Sasch, che ha fatto la fortuna del sindaco Roberto Cenni ed è stato per anni l'icona di Miss Italia prima del rovinoso fallimento da cui è nata anche un'inchiesta per bancarotta fraudolenta.
Il passaggio di mano del marchio simbolo dell’azienda di Capalle è avvenuto nel tardo pomeriggio di ieri nello studio notarile di Mario Muscariello in via Bicchieraia a Montemurlo.
Da una parte i curatori del fallimento Sasch, dall’altra i rappresentanti della società russa Dubki-P di Mosca.
L’accordo era stato trovato nelle scorse settimane e ieri si è trattato semplicemente di formalizzarlo mettendo le firme in calce all’atto ufficiale. D’ora in poi, dunque, il marchio Sasch potrà essere usato dalla società russa, operante si dice da una decina di anni nel settore dell’abbigliamento, per commercializzare i suoi prodotti in giro per il mondo.
Un passaggio di consegne simbolico, che alleggerirà solo in minima parte il passivo totale del Gruppo Sasch, ma che sancisce in qualche maniera la fine di un’epoca.
Impossibile non notare che nella storia recente del gruppo guidato dal sindaco Cenni fino alla sua discesa in campo nel 2009 c’è una regolare presenza di personaggi e società russe. Almeno tre, a quanto se ne sa. Il primo ha un nome, a differenza degli altri due. Si chiama Roman Klimenkov e, secondo la relazione del consulente contabile Marco Bianchi, incaricato dal giudice Raffaella Brogi nella procedura di sequestro conservativo dei beni degli ex amministratori Sasch, avrebbe ricevuto dall’azienda di Capalle merce per 26 milioni di euro dal 2006 al 2009. Senza pagarla. E’ una delle principali ragioni del dissesto della Sasch. Il secondo russo, ancora più misterioso, è quello che alla vigilia dell’apertura dell’inchiesta per bancarotta, ha acquistato da Roberto Cenni la villa che il sindaco aveva a Forte dei Marmi. Dell’acquirente non si è saputo granché, se non che non si tratta di Roman Klimenkov, altrimenti la Procura avrebbe potuto sospettare una vendita simulata. Ora ecco dunque il terzo russo, o meglio una società, di cui si sa ancora poco, ma che si dice non sia in alcun modo collegata agli affari della Sasch prima del fallimento.
I curatori ora cercheranno di vendere gli immobili di un’altra società del gruppo, la Go Real Estate: l’asta per la ex Gommatex di via Galvani è andata deserta a giugno, stessa sorte per lo stabilimento di Capalle.
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