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Prato, i tre no al trasferimento della Varvarito al Calice

Prato, i tre no al trasferimento della Varvarito al Calice

La Provincia di Prato spiega perché si è opposta all’ipotesi della sede temporanea per l’azienda di lavorazione di inerti. Assicurato il massimo impegno ad evitare l’interruzione dell’attività

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PRATO. Sulla vicenda Varvarito interviene il dirigente dell'area Ambiente e Infrastrutture, ing. Antonio De Crescenzo, responsabile del procedimento per la Provincia. Ecco di seguito la lettera di De Crescenzo che spiega in modo articolato ed esaustivo i motivi dell'incompatibilità della zona del Calice ad ospitare la particolare attività della società. Ecco il testo della lettera inviata alla stampa.

«Leggo con stupore gli articoli pubblicati oggi sul caso Varvarito, con particolare riferimento alle dichiarazioni rese dal dirigente dell'amministrazione comunale di Prato. Corre l'obbligo di precisare, in qualità di responsabile del procedimento degli atti autorizzativi di competenza provinciale, che l'attività di recupero di materiali inerti, come quella esercitata dalla società Varvarito, segue una procedura ben codificata nella legislazione ambientale vigente. In tale ambito, riveste un ruolo fondamentale la convocazione e lo svolgimento di una conferenza di servizi volta ad acquisire i pareri di tutti gli organi competenti.

Nel caso specifico, la conferenza di servizi per la valutazione della zona del Calice quale sede di transizione per la località Viaccia, proposta dall'amministrazione comunale in una delle tante riunioni emergenziali tenutasi presso la Prefettura di Prato è stata svolta in prima seduta il 18 luglio e rinviata in seconda convocazione al 18 settembre per effetto di alcune richieste d'integrazione documentale, una delle quali avanzata dalla Soprintendenza per i Beni architettonici e paesaggistici di Firenze-Pistoia e Prato.

Ebbene, nella prima seduta di luglio, il dirigente dell'amministrazione comunale ha sostenuto che l'apertura del sottopasso del Calice sarebbe avvenuta ai primi di settembre, mentre nella seconda seduta lo stesso dirigente non ha saputo indicare una data attendibile rinviando ad altro dirigente comunale l'attingimento delle informazioni richieste.

Giova osservare che l'apertura del sottopasso, come giustamente segnalato anche dal rappresentante del "Comitato Ambientale di Casale", anch'egli ascoltato in sede di conferenza di servizi, gioca un ruolo fondamentale per la riduzione degli impatti ambientali in una zona già vessata dalla concentrazione d'impianti di vario tipo.

La stessa zona ricade, peraltro, in pericolosità idraulica molto elevata (P.I.4) nell'ambito del Piano stralcio dell'Autorità di Bacino del fiume Arno. Le relative norme di attuazione, in relazione alle opere d'impianto da eseguire, rinviano all'amministrazione provinciale la verifica di ammissibilità dell'intervento proposto.Quindi, dalla disamina degli elementi istruttori l'amministrazione provinciale, in persona del responsabile del procedimento, ha pronunciato l'incompatibilità della zona del Calice per ospitare l'attività della società Varvarito per le seguenti motivazioni: 1)eccessiva attesa per l'apertura del sottopasso del Calice; 2)rischio molto elevato di allagabilità dell'area proposta; 3)rinvio alla valutazione di impatto ambientale da parte della Soprintendenza.

Riguardo quest'ultimo aspetto, saltano agli occhi le osservazioni di ordine paesaggistico formulate dal dirigente del Comune di Prato, evidentemente non dotato delle necessarie competenze ad esprimere un giudizio, giudizio che istituzionalmente fa capo ad un organo periferico del Ministero per i Beni e le Attività Culturali preposto alla tutela del territorio di competenza.

Si rassicura, infine, che l'amministrazione provinciale di Prato assumerà ogni iniziativa utile di competenza, formulata in maniera concreta, volta ad evitare l'interruzione dell'attività della società Varvarito».

ing. Antonio De Crescenzo dirigente Area Ambiente e Infrastrutture della Provincia di Prato

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