Il dolore
Matrimonio combinato, botte e violenza sessuale: dura condanna
Prato, il marito marocchino dovrà scontare 5 anni e un mese. Quando sposò una connazionale, dalla quale ha avuto anche un figlio, i due non si conoscevano
PRATO. Un matrimonio combinato, poi le botte e le offese che fanno ancora più male dei pugni: «Non servi a niente, sei malata...». Infine la violenza sessuale. Un calvario dal quale una giovane donna marocchina è alla fine riuscita a venir fuori, e che si è concluso con la condanna del marito per maltrattamenti e violenza sessuale.
Cherky Ech Chaqrouny è stato condannato a cinque anni e un mese di reclusione dal Tribunale presieduto da Ettore Nicotra ma non era in aula. Il pubblico ministero Benedetta Foti, che aveva chiesto una condanna a sei anni, ha ripercorso le tappe della vicenda nella sua requisitoria.
Cherky ha sposato una connazionale nel 2008, ma i due non si erano mai visti prima. E’ stato un matrimonio combinato. I problemi iniziano fin dalla prima notte di nozze, quando l’uomo accusa la moglie (è stata lei stessa a raccontarlo) di non essere vergine. Per questo la fa sottoporre a una visita ginecologica, che invece gli dà torto. Dal matrimonio, l’anno seguente, nasce un bambino, ma la situazione non migliora.
La moglie racconterà poi di essere stata spesso picchiata e insultata dal marito. Un paio di volte finisce all’ospedale per i colpi ricevuti. Qualche giorno dopo l’ultima aggressione (che le costa la frattura del setto nasale), il marito la obbliga a un rapporto sessuale contro la sua volontà. E a quel punto la donna decide di denunciarlo.
Il Tribunale, oltre alla condanna, ha disposto anche un risarcimento provvisionale di 10.000 euro nei confronti della moglie.
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