Il dolore
Sogno una sartoria che unisca artigiani e confezionisti
La costumista pratese, apprezzata a livello internazionale, possiede una collezione privata composta da circa 100 pezzi. Negli anni Sessanta la nascita della sua casa-atelier in piazza Duomo
PRATO. Dentro un teatro non era mai entrata, eppure, già all’età di otto anni, aveva capito che quello sarebbe stato il suo mondo. Nella casa dei suoi genitori, a Maliseti, sono nate le sue prime creazioni se così si possono chiamare i primi costumi in carta crespa, che faceva indossare ai suoi amichetti facendoli poi recitare su un palcoscenico improvvisato. Molto più di un gioco: una passione lunga una vita, che ha fatto da bussola nella scelta della carriera professionale di Osanna Vannucci, costumista pratese, apprezzata a livello nazionale e internazionale. La sua collezione privata di abiti d’epoca da lei realizzati è composta da circa 100 pezzi (un tempo erano più di 200) .
La casa-atelier. Dopo essersi diplomata in una scuola di taglio e cucito, Vannucci inizia a lavorare in proprio come sarta. Era il 1964 quando trasferisce la sua attività in centro storico nella casa dove abitava, al terzo piano di una palazzina storica che si affacciava sul Duomo di Prato, all’angolo con via Firenzuola, proprio sopra l’allora Bar Brogi, punto di ritrovo di tanti giovani pratesi. Un particolare che tiene a specificare perché la vista sulla piazza centrale unita al fermento e la vitalità di quei giorni ha contribuito a far si ché alla quotidiana attività di sartoria continuasse a portare avanti la passione per i costumi di scena.
«Credo che il fatto stesso di abitare in quella casa antica, coi soffitti a volta, dove bastava affacciarsi alla finestra per trovare ispirazione - racconta - stimolasse la mia creatività». Qui è rimasta per 40 anni, durante i quali il confine tra l’abitazione e l’atelier-salotto, dove riceveva i suoi clienti, era quasi scomparso. «Mi ero specializzata in abiti da sposa - racconta - poi, grazie al passaparola dei clienti, il mio nome iniziò a circolare».
Quegli anni al Met. Per una che ha sempre sognato di lavorare dietro le quinte, il Metastasio era il sogno che diventa realtà.
«Quando lo riaprirono, nel ‘64, dopo essere rimasto chiuso per ben 18 anni dal dopoguerra - continua - mi chiamarono per lavorarci come sarta-costumista: per me è stata un’esperienza altamente formativa, che mi ha visto impegnata in numerosi lavori e dato l’opportunità di conoscere e collaborare con i migliori registi e artisti di livello internazionale». Una parentesi durata cinque anni che si è chiusa sotto la direzione Casini, il quale «ha avuto il grande merito di riuscire a sprovincializzare il Met, ma che rispetto alla prospettiva di un teatro stabile, fece scelte diverse - spiega - ragion per cui decisi di riprendere in mano la mia attività sartoriale pur continuando a collaborare come consulente».
Prato e la moda. Un binomio, secondo Vannucci, che dovrebbe essere sviluppato meglio, riuscendo a fare un salto di qualità per cui «occorre fare sistema». «Sarebbe bello riuscire a dare vita a una grande sartoria della città che coinvolga tante persone, dagli artigiani ai confezionisti, anche cinesi, purché di alto livello - spiega - questo consentirebbe di far ripartire la produzione: da una parte, potremmo utilizzare le nostre capacità per puro esercizio di stile come fanno gli stilisti di alta moda; dall’altra, questo consentirebbe di autopromuoversi e proporsi alle scuole di danza, di pattinaggio artistico e di teatro per realizzare i costumi di scena: è un business enorme».
Dockyart a villa Fiorelli. «Prato deve ritrovare la propria centralità - dichiara - le mie ultime energie le spenderò per questo». Da qui l’idea di creare un’associazione la cui attività sarà illustrata ufficialmente venerdì 27 settembre a villa Fiorelli, sede operativa di Dockyart che raggruppa circa 25 soci. L’obiettivo principali è quello di «promuovere la cultura attraverso mostre, incontri, laboratori creativi e visite guidate - spiega - con il supporto di persone molto preparate come il professor Giovanni Matteo Guidetti, docente della Sacred art school di Firenze, nominato vicepresidente dell’associazione». Dopo la serata inaugurale che si aprirà con un focus sul costume e la moda nel Settecento, seguiranno altri incontri tra cui una visita guidata alla mostra Officina pratese e un’altra al Politeama. A proposito di teatro, Vannucci è convinta che per rilanciarne le sorti si debba cercare di «coinvolgere di più i cittadini attraverso un percorso di partecipazione e facendo informazione».
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