Il Tirreno

Prato

«Non ce la faccio a riscattare i gioielli»

di Maria Lardara
«Non ce la faccio a riscattare i gioielli»

I soldi servivano per curare la moglie. La chiusura del Monte dei Pegni lo ha messo in crisi: «Voglio incontrare Zonin»

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PRATO. Se il 2 settembre 2012 non avesse impegnato due orologi Bulgari e Hublot, oltre a gioielli vari come orecchini, bracciali e collane d’oro, non avrebbe racimolato quei 4.500 euro che gli servivano per curare la moglie. Roba di valore, affettivo prima che materiale, ricordi di famiglia in cambio di denaro immediato per sobbarcarsi terapie costose contro la malattia di Parkinson. Sacrificio, rabbia, magari anche imbarazzo, consapevolezza che per la salute della compagna di una vita si fa di tutto. Solo che quegli oggetti di Corrado Brogi e consorte erano entrati nella cassaforte del Monte dei Pegni della Banca popolare di Vicenza, quello che di cui l’istituto di Zonin ha annunciato la chiusura per il 31 dicembre prossimo (ma l’attività è già cessata il 30 giugno scorso). «E ora mi si chiede di riscattare quanto impegnato entro il 31 dicembre, altrimenti i miei beni, dal valore stimato di quasi 3.900 euro, finiranno all’asta. Ho una pistola puntata alla tempia. Come faccio a rimborsare in tre mesi il credito ottenuto?», si chiede Brogi. Lui che, 78 anni e una pensione da ex assicuratore per tirare avanti, è in fondo una vittima annunciata: il sentore che la chiusura del Monte dei Pegni della Bpv potesse mettere in ginocchio tante famiglie l’aveva avuto anche il vescovo Franco Agostinelli che, alla vigilia di Ferragosto, prese carta e penna per scrivere alla Banca vicentina. «Questo provvedimento, che mi ostino a sperare venga revocato, avrà conseguenze che non esito a definire devastanti», era stato il monito di monsignor Agostinelli. Intanto, il 17 luglio scorso al signor Brogi viene recapitata la missiva della banca. Poche righe in cui risuona una scadenza ineluttabile: «Coloro che, alla data del 31 dicembre, fossero ancora possessori di una polizza sono invitati a rimborsare il prestito entro e non oltre tale data». Altrimenti, scatterà l’asta dei beni conferiti in pegno. Brogi non si dà pace, chiede che gli venga concesso un anno di tempo per rimborsare il prestito di 4.500 euro sul pegno acceso, chiede persino di incontrare Zonin per esporre il suo caso. Il pensionato, in tasca una laurea in Storia medievale conseguita in vecchiata per avverare un antico sogno, ha già speso tutto il suo credito. E spiega anche come, per amore della moglie affetta dal Parkinson. «E’ stata seguita da medici specializzati dell'ospedale di Padova e ora dovrà sottoporsi all’utilizzo di Equistasi, tre dispositivi al costo di 850 euro l’uno», racconta Brogi. Che non si dà per vinto e sta prendendo contatto con le associazioni dei consumatori per tentare una class action, allargata anche ad altri casi simili al suo. «Non venga a dirmi il signor Zonin che fa gli interessi delle famiglie pratesi, come dichiara spesso sulla stampa. Con il Monte dei Pegni avevo stipulato una polizza, rinnovabile ogni tre mesi, di 185 euro ricaricata con il 15% d’interessi. Ora, dal 30 giugno non è più possibile rinnovarla: come faccio a restituire il prestito? Mi appello agli altri utenti del banco dei pegni: mettiamo in piedi un comitato se non vogliamo che i nostri beni vadano all’asta». D’altro canto, quella di interrompere un servizio che calcolava 5mila operazioni all’anno con una stima pari a 900mila euro dei beni in pegno (dati del settimanale “Toscana Oggi”), rimane una scelta aziendale. Ma a rimetterci saranno persone come Brogi. «Ha provato la Bpv a vendere il ramo del banco dei pegni a un altro gruppo bancario? Almeno avessero dato un anno di tempo per riscattare i beni impegnati…».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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