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La gioia di don Francesco, sacerdote baby
Il viaggio in pullman col parroco dell’Annunciazione, il più giovane della Diocesi di Prato
CITTA’ DEL VATICANO. La stazza è imponente: un metro e 93. Don Francesco Spagnesi non solo è il più giovave sacerdote della diocesi ma anche il più alto. Sorride, quando gli chiediamo l'altezza. Ma è abitutato alla domanda. Trentadue anni è stato ordinato presbitero nel giugno 2007 dal vescovo Gastone Simoni che lo ha anche cresimato. Come età è quindi il più giovane prete della diocesi. E' con lui e la sua parrocchia che Il Tirreno ha fatto il viaggio in pullman a Roma. Da quattro anni è il parroco dell'Annunciazione alla Castellina, dopo un'esperienza di due anni come cappellano all'Ospedale. Inoltre, è vice correttore della Misericordia di Prato. Giovane e colto, nel 2010 si specializza in Bioetica e attualmente sta ultimando gli studi in Diritto canonico a Roma. La sua è una vocazione maturata fra i banchi del liceo scientifico. Della facoltà di Medicina che aveva intrapreso restano solo alcuni esami sul libretto. Poi la chiamata del Signore che oggi lo porta ad essere uno dei sacerdoti più amati di Prato. Don Francesco durante il viaggio di ritorno parla dell'esperienza vissuta e si focalizza su un aspetto: «Il pellegrinaggio si colloca come tappa del cammino della Chiesa universale nell'anno della Fede voluto da Benedetto XVI - spiega -. Per noi l'evento ha un rilievo particolare dopo l'elezione al soglio pontificio di Francesco in seguito all'ondata di simpatia che ha suscitato. In questo giornata due sono stati i fuochi: l'incontro col successore di Pietro e il rinnovo della professione di fede con la Messa celebrata dal nostro vescovo Franco nella Basilica vaticana». Quando parla dei tanti pratesi presenti a Roma dice che è l'immagine più bella del pellegrinaggio che ha unito famiglie, giovani e meno giovani. «Un popolo che ha risposto presente», spiega don Francesco. Si schernisce quando gli chiediamo di lui e umilmente dice: «Appartengo ad una storia più grande di m»". Il suo volto trasmette fiducia e sicurezza ed i suoi parrocchiani sono lo specchio dell'affetto che don Francesco prova per loro. «Se dovessi parlare di una parola chiave dell'esperienza cristiana, non solo riferita a questo pellegrinaggio, direi amicizia» spiega il parroco. Anche don Francesco - o meglio Dieffe come simpaticamente lo chiamano i volontari della Misericordia - è stanco dalla giornata, ma la gioia gli si legge negli occhi. Quella gioia che trasmette ogni giorno. (a.b.)
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