Sicurezza
Faccia a faccia tra l’avvocato di Berlusconi e il pm del processo Ruby
All’incontro organizzato dalla Camera penale di Prato il sostituto Sangermano si oppone alla separazione delle carriere, mentre il professor Longo vorrebbe separare anche gli edifici. Favorevole alla separazione anche il procuratore capo Piero Tony
PRATO. «Gli avvocati Piero Longo e Niccolò Ghedini sono innanzitutto due signori». Lo ha detto lunedì 16 settembre il sostituto procuratore Antonio Sangermano nel corso di un incontro di aggiornamento organizzato dal presidente della Camera penale di Prato, Manuele Ciappi, insieme a Costanza Malerba e Francesca Meucci, al Palazzo delle professioni di via Pugliesi e riservato agli avvocati. Sangermano e Longo si sono affrontati nel corso del processo a Milano che vedeva indagato Silvio Berlusconi per prostituzione minorile, il cosiddettà caso Ruby, ma hanno evitato di parlare del processo («Nemmeno sotto tortura parlerò di un procedimento ancora aperto» ha chiarito Sangermano).
Il sostituto procuratore da qualche mese approdato alla Procura di Prato, introdotto dall'avvocato Malerba, past president della Camera penale, si è detto fortemente contrario alla separazione delle carriere di giudici e magistrati inquirenti, mentre il professor Longo è per la separazione delle carriere, «ma anche degli edifici» ha detto suscitando l’ilarità dei presenti. Non scontata l'opinione del procuratore capo Piero Tony, che a differenza del sostituto Sangermano si è detto convinto della necessità di separare le carriere.
Nel corso dell’incontro, davanti al procuratore capo Piero Tony e al colonnello dei carabinieri Gabriele Stifanelli, si è parlato dell’obbligatorietà dell’azione penale, la norma sancita dall’articolo 112 della Costituzione. «Una norma meravigliosa, che rende il nostro sistema meravigliosamente diverso dagli altri» ha commentato Sangermano, mentre il professor Longo ha sostenuto che c’è bisogno di dare una priorità, per esempio facendo prima i processi in cui si contestano reati che hanno una pena più alta degli altri, e a parità di pena quelli che siano stati iscritti per primi nel registro delle notizie di reato.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
