Il Tirreno

Prato

«Riacquisire le nostre tradizioni ci aiuta a comprendere gli altri»

di Barbara Burzi
«Riacquisire le nostre tradizioni ci aiuta a comprendere gli altri»

Laureata in biologia, appassionata di arte e letteratura, dal 2005 è presidente dell’UniversitàPopolare che lo scorso anno ha festeggiato un secolo di vita e conta 700 soci

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PRATO. Laureata in biologia, strappata alla ricerca scientifica, appassionata di arte e letteratura, con l’hobby della pittura. La sintesi di questo concentrato di saperi è Matilde Anna Bresci, presidente dell’Università popolare di Prato. Una pratese che ha frequentato le scuole di San Niccolò conseguendo prima il diploma di maestra poi quello di maturità scientifica per inseguire il sogno di diventare una scienziata. Nella vita però non si può mai sapere. E allora eccola alla guida dell’associazione: qui è arrivata nel ‘93 come corsista, dodici anni dopo ne diventa presidente. La sua missione è quella riportare l’istituto che presiede dal 2005 ai livelli di un tempo puntando su un’offerta più ricca, su misura, e facendo leva sulla riscoperta delle tradizioni come strumento di conoscenza tra popoli e culture diverse.

I piani per il futuro. Con l’associazione ha un legame quasi ancestrale: tra i rami del suo albero genealogico c’è infatti il professor Amerigo Bresci, fondatore nel 1912 della Popolare insieme ai consiglieri comunali di allora, Ulisse Chiavaroli e Vignolino Vignolini. «Il mio desiderio più grande è quello di ristabilire un rapporto più stretto, di reciproca collaborazione, con le amministrazioni locali - afferma - inoltre, di riuscire a diventare un punto di riferimento per la città, un luogo dove si favorisca la riscoperta e lo scambio reciproco di tradizioni per conoscersi meglio». E’ una città multietnica, con esigenze diverse rispetto al passato, quella in cui oggi si inserisce l’Università popolare di Prato. «Proprio l’anno scorso è stato festeggiato il suo centenario - racconta - se nel 1912, anno della sua fondazione, l’università nasceva principalmente come istituto utile all’educazione e all’alfabetizzazione delle masse; col tempo, è diventato a tutti gli effetti un centro che offriva corsi di cultura generale di più alto livello, intellettualmente vivaci: nel ‘22 si contavano già 800 iscritti. Basti pensare poi che molti nomi di docenti dell’epoca nonché fondatori dell’associazione, sono quelli che hanno successivamente dato vita ai principali istituti scolastici della città, tra cui, per esempio ,Tullio Buzzi e Sebastiano Nicastro».

Dalla storia alle lingue straniere. L’attività didattica ha subìto fasi di rallentamento e interruzioni nel periodo tra le due guerre, dopodiché ha ricominciato a funzionare regolarmente. La svolta è arrivata negli anni Ottanta con l’insegnamento delle lingue straniere. Quest’ultime hanno dato un’impronta così importate all’associazione, che tutt’oggi la caratterizzano. La stessa Bresci è approdata all’Università popolare per frequentare un corso di inglese, poi ci è rimasta « Quando sono arrivata qui si contavano 160 soci, oggi siamo a quota settecento». La maggior parte italiani, nella fascia tra i 20 e i 45 anni. «Ma ci sono anche stranieri, tra cui diversi russi e ucraini - continua - ed è cresciuto il numero di bambini» Il segreto? «Utilizzare le lingue straniere anche come strumento per favorire le relazioni sociali- spiega - ai più piccoli, per esempio, offriamo corsi speciali come “Mum, dad and me”:un corso di inglese insieme a un familiare, allo scopo di dare un servizio che permetta ai genitori di essere coinvolti nelle attività dei figli in un momento storico in cui le occasioni di stare con loro sono sempre più rare, in quanto si preferisce stare davanti alla tv o a un computer».

Riacquisire le tradizioni. «Credo che oggi ci sia più conoscenza e meno cultura, nel senso che si ha la possibilità di accedere a una quantità maggiore di informazioni senza però avere voglia di approfondirle, a scapito della qualità». Il punto, secondo Bresci, non è il genere di attività che si propongono, ma come: «A Prato l’offerta è ricca - afferma - l’importante è far sì che ogni proposta, diventi uno strumento di conoscenza, anche tra culture diverse. Credo si debba partire dal riacquisire le nostre tradizioni: capire chi siamo e da dove veniamo aiuta a comprendere meglio gli altri».

Un mestiere ai giovani. Secondo Bresci cultura è anche sinonimo di versatilità, ovvero capacità di «modificare quanto appreso in funzione del cotesto». «La laurea dovrebbe essere un punto di partenza non di arrivo:ci sono mestieri che non fa più nessuno, perché i nostri giovani non hanno voglia di riscoprirli?».

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