Prato, opere d’arte contese: Vittorio Sgarbi dà ragione a Vicenza - FOTO
Il critico ha visitato la mostra “Da Donatello a Lippi” che ha mostrato di apprezzare molto, sulla proprietà della collezione della Galleria degli Alberti si è detto in disaccordo col sindaco Cenni
PRATO. Il critico d’arte Vittorio Sgarbi ha visitato oggi (sabato 14 settembre) la mostra “Da Donatello a Lippi” allestita a Palazzo Pretorio. Nel percorso espositivo è stato accompagnato dal sindaco Roberto Cenni, l’assessore alla Cultura Anna Beltrame e dal presidente del Teatro Mestasio Umberto Cecchi.

(Il critico Vittorio Sgarbi osserva uno dei quadri della mostra a Palazzo Pretorio-FOTO)
Parole al miele per la mostra definita da Sgarbi “la più bella vista negli ultimi” con particolare apprezzamento per la presenza di dipinti, come quelli di Paolo Uccello, difficili da poter vedere. Vittorio Sgarbi ha però contraddetto il sindaco Cenni sulla contesa delle opere d’arte, fino a qualche mese presenti nella Galleria degli Alberti all’interno della sede dell’ex Cariprato, in possesso oggi della Banca Popolare di Vicenza e trasferite appunto nella città veneta.
La definisce una polemica insensata, quella inerente le opere d’arte della Galleria degli Alberti finite a Vicenza. “Il sindaco ha torto” sentenzia Vittorio Sgarbi. Una questione che vede Prato nell’occhio del ciclone da tempo quella in merito ai quadri fino a qualche mese fa esposti nella Galleria degli Alberti. Quelle opere erano di proprietà della Cariprato poi inglobata dalla Banca Popolare di Vicenza che ora ne ha il possesso e che ha deciso di portarle nella città veneta. Un cambio di sede che ha fatto infuriare i pratesi che, mai come in questa occasione, si sono dimostrati particolarmente attaccati al loro patrimonio artistico. Anche gli amministratori hanno fatto sentire la loro voce per chiedere che la Banca faccia marcia indietro e riporti le opere in città. Ma c’è chi non la pensa così. E guarda la vicenda leggendola in chiave diversa.
«E’ giusto che le opere restino nelle mani di Zonin – spiega Vittorio Sgarbi - perché gli appartengono, non trovo convincente la tesi che la collezione sia legata alla città. Se poi il presidente della Banca vorrà concedere qualche opera a Prato questo dipenderà solamente dal suo spirito di liberalità». Il critico d’arte citando le opere “emigrate” ha parlato del dipinto di Giovanni Bellini (Il Crocifisso con cimitero ebraico, dove sullo sfondo si nota anche Vicenza) che fino a qualche mese fa era esposto alla galleria degli Alberti.
“Si tratta di un dipinto stupendo – ha detto Sgarbi – il presidente della Banca Popolare di Vicenza lo ha esposto a Palazzo Thiene, fossi stati io lo avrei messo in camera da letto”. E continuando a smorzare la polemica ha aggiunto: “Comunque se fra questa diatriba fra Zonin e Cenni il quadro dovesse toccare a me - avrei comprato la banca solo per quello - prometto di esporlo a Prato”. Intanto c’è attesa per l’esito dell’incontro del 27 settembre fra il presidente della Provincia Lamberto Gestri, il sindaco Roberto Cenni e il presidente della Banca popolare di Vicenza Gianni Zonin. L’oggetto sarà, ovviamente, capire che fine faranno i quadri motivo del contendere. Anche il sottosegretario ai beni ed alle attività culturali Ilaria Borletti Buitoni si è espressa sulla vicenda pratese dei quadri. Lo ha fatto quando era in città per l’inaugurazione di Palazzo Pretorio: «Posso dire che al ministero stiamo cercando di intraprendere una strada che possa avere un risultato dal punto di vista normativo per interpretare il sentimento di Prato”.
Il giudizio sulla mostra. Arriva a piedi davanti Palazzo Pretorio (atteso per mezzogiorno si è presentato all’una e un quarto) dove viene accolto dal sindaco Roberto Cenni e dagli assessori Anna Beltrame, Rita Pieri e Dante Mondanelli e dall’amico Umberto Cecchi, giornalista e presidente del teatro Metastasio che con lui ha condiviso più di un viaggio all’estero. Vittorio Sgarbi, critico d’arte fra i più apprezzati, è giunto a Prato per visitare le opere del rinato Museo civico con la mostra “Da Donatello a Lippi. Officina Pratese”.
Dopo essersi intrattenuto con gli amministratori per uno scambio di battute nello stile che da sempre lo contraddistingue, arriva una tirata d’orecchie per lo striscione appeso fuori dall’ingresso del Palazzo. “Le scritte devono essere in orizzontale, non in verticale come in questo caso perché si leggono male”. Poi, ricorda Prato come patria del grande artista Lorenzo Bartolini, quindi inizia il suo giro all’interno del museo. Gli piacciono i pannelli dove sono fissate le opere e si sofferma molto sui dipinti di Paolo Uccello. E spiega come la Madonna col Bambino sia davvero il pezzo forte della mostra. Un’opera che non era mai stata vista. E poi il quadro della "Santa monaca" che quando Sgarbi era sottosegretario ai beni culturali fece acquistare dallo Stato (era di proprietà privata) per poi esporlo nella galleria degli Uffizi di Firenze. Ai presenti, con la bravura che lo contraddistingue, spiega particolari di un’opera piuttosto che di un’altra apprezzando i quadri che si possono ammirare. E definisce la mostra una delle più belle degli ultimi anni.
“Si ammirano cose imprevedibili – dice Sgarbi mentre si aggira fra i capolavori -. Qui l’inizio del Rinascimento si vede benissimo, meglio che altrove. Persino l’allestimento di Natalini è efficace e ti permette di poter parlare con le opere”. Anche Francesco Nuti, dopo la premiazione in Comune, è stato accompagnato a vedere il museo. E in mattinata un altro ospite illustre: il giornalista Antonio Polito.
Nel pomeriggio Sgarbi ha visitato anche il Convitto Cicognini dove ha studiato Gabriele D'Annunzio.
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