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Amerini è presidente in un consiglio da ring

Amerini è presidente in un consiglio da ring

PRATO. Amerini diventa presidente al primo colpo. In consiglio comunale va in scena il contrario di quello che abitualmente si legge sulle cronache politiche. Con la maggioranza che si compatta fin...

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PRATO. Amerini diventa presidente al primo colpo. In consiglio comunale va in scena il contrario di quello che abitualmente si legge sulle cronache politiche.

Con la maggioranza che si compatta fin dalla prima votazione, garantendo al suo candidato i 21 voti necessari, mentre la minoranza riesce a pugnalarsi da sola, dapprima facendo ostruzionismo contro se stessa, poi offrendo ai resoconti della seduta un franco tiratore. Dai 101 del Quirinale all'1 del Bacchino.

I fatti: all'inizio della riunione nelle file del centrodestra manca il consigliere leghista Emilio Paradiso, in ritardo. Fra lo staff del sindaco inizia a diffondersi un po’ di panico: se si votasse subito Amerini arriverebbe a 20 voti e non ce la farebbe. Sarebbe necessario un insidioso ballottaggio con la seconda più votata, ovvero Maria Grazia Ciambellotti.

Una sfida per l'alto scranno fra i due vice-presidenti. Se non che, prende la parola Francesco Innaco degli Indipendenti per Prato e chiede con una mozione d'ordine il rinvio di un altro punto all'ordine del giorno: quello relativo alla riorganizzazione delle commissioni consiliari in seguito alla loro uscita dalle file della maggioranza, risalente allo scorso luglio. La proposta di sospensiva raccoglie l’ok del capogruppo Pd, Massimo Carlesi: «La delibera è in bianco, non possiamo votarla».

L'anticipo della discussione è l'occasione per dilatare i tempi, quello che serve alla maggioranza a far arrivare in palazzo Paradiso e recuperare il 21° voto, la vittoria. Così, per conquistare minuti preziosi il capogruppo del Pdl, Roberto Baldi, attacca il suo dirimpettaio nei banchi in consiglio: «Carlesi in conferenza dei capigruppo era d'accordo a votare questa delibera per definire in un secondo momento il numero dei componenti delle commissioni e i nominativi».

Dall'accusa di malafede al diverbio è un attimo. Il presidente (non ancora eletto) Amerini ne approfitta per sospendere la seduta, decisione che non scongiura la prosecuzione del litigio. Anzi, i duellanti sfiorano lo scontro fisico e vengono separati addirittura dall'assessore alla sicurezza, Aldo Milone, uno che in consiglio non ha certo la fama del casco blu. Ad avvelenare definitivamente la giornata al Pd, però, è la comparsa al momento del voto di una scheda nulla, firmata con uno spiritoso “scheda bianca”.

A Ciambellotti arrivano solo 15 preferenze. «Io ho scritto il suo nome» scaccia da sé ogni sospetto il capogruppo dell'Idv, Aurelio Donzella. E Carlesi ammette: «Viene dalle nostre file, non sappiamo chi sia». Nei conciliaboli fra i consiglieri si paventa il malumore per non aver cercato un nome unico con gli altri fuoriusciti e tentare il colpo da ko al centrodestra. Alla fine della giornata, però, il consiglio delibera il nuovo assetto delle commissioni lasciando inalterato il numero dei componenti in maniera tale da scongiurare nuovi costi, venendo incontro all'istanza mossa dai democrats.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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