Attenzione
Le scarpe made in Prato parlano russo
Le calzature chic deI marchio Spighi vanno a ruba tra le mogli degli uomini più facoltosi di Mosca e San Pietroburgo
PRATO. Le cercano “minimal chic”, sofisticate ma essenziali e con pellami pregiati. Tutte caratteristiche cucite addosso al marchio “Spighi”.
Un piccolo marchio pratese che sta facendo impazzire le più facoltose signore russe di Mosca e San Pietroburgo, mogli di diplomatici e uomini di governo che si riforniscono in loco di borse e scarpe “made in Prato”, in vetrina con tanto di cartellino “Spighi”. Esemplari anche da 600-700 euro che, a quelle cifre, possono entrare solo nel guardaroba dell’alta borghesia, russa e non solo russa, quella che non bada certo ai quattrini e che vede nella moda uno status symbol.
Ma la Russia, si sa, è una delle frontiere più promettenti per il mercato del lusso italiano. Una scommessa anche per questi piccoli imprenditori pratesi che puntano sulla filosofia della nicchia per intercettare una nuova generazione di consumatori innamorata del "made in Italy".
La mente creativa di "Spighi" è Giacomo Rapini, fondatore del marchio nel 1997, un diploma in ragioneria al Dagomari messo in un cassetto per dedicarsi alla passione di una vita: produrre borse e scarpe, disegnandone le collezioni in prima persona e affidando il ciclo di lavorazione ai migliori artigiani del distretto conciario fra Montelupo, Scandicci e Santa Croce.
Quattro anni fa, il passo importante: il passaggio dalla ditta individuale alla srl, l’azienda “Eclettica Stile” di cui Rapini è socio insieme alla sorella Giovanna ed Eleonora Cosci, oltre all’apertura del punto vendita in via Pomeria (“Spighi”, appunto) con l’annesso showroom e la vendita diretta delle collezioni, altrimenti distribuite in altri negozi multimarca.
«Fra borse, scarpe e cinture, produciamo circa 2mila pezzi all’anno – fa sapere Giacomo Rapini - una produzione di nicchia di alta fascia che si distingue per artigianalità e attenzione ai materiali utilizzati. Ciò che all’estero piace».
La sfida al gigante Russia è relativamente recente: complice l’intermediario giusto, il marchio pratese ha conquistato un’imprenditrice russa che ora lo distribuisce in cinque sue boutique dislocate fra San Pietroburgo, Mosca e la repubblica della Buriatia (al confine con la Mongolia).
Un mercato, quello russo, che sta regalando tante soddisfazione a “Spighi” tanto che non è da escludere l’apertura di un secondo negozio monomarca proprio laggiù, a San Pietroburgo o Mosca.
Intanto le collezioni di borse e scarpe (anche in questo caso, si parla di una produzione di nicchia: in un anno 700 pezzi volano da Prato alla Russia) vestono le consorti di stuoli di diplomatici e governanti.
«I primi clienti esteri sono stati i giapponesi, cui ora si sono aggiunti i russi e, prossimamente, anche gli arabi. Abbiamo già avuto una commesse per Dubai con una campionatura di borse distribuite da una prestigiosa catena d’abbigliamento araba».
Come Davide contro Golia, il piccolo marchio pratese tenta l'assalto di mercati sterminati. La formula vincente? Giocare tutto sul prodotto di alta fascia, ben sapendo che, appena si cerca di risparmiare sui materiali, il consumatore ripiega su altri articoli, magari quelli di importazione cinese che sono ben fatti ma con pellami più scadenti.
«Così, quando ho provato a creare una seconda linea di borse con materiali meno costosi, non ho avuto lo stesso riscontro positivo delle altre produzioni», conclude Giacomo.
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