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Le “buyer” Monica e Francoise: ecco i difetti del vostro distretto

Le “buyer” Monica e Francoise: ecco i difetti del vostro distretto

MILANO. Monica Vismara è originaria di Como ma da 26 anni vive a Parigi dove lavora, insieme a Francoise Demellier, in un ufficio di rappresentanza francese. Acquistano stoffe, meglio abiti finiti,...

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MILANO. Monica Vismara è originaria di Como ma da 26 anni vive a Parigi dove lavora, insieme a Francoise Demellier, in un ufficio di rappresentanza francese. Acquistano stoffe, meglio abiti finiti, per i più grandi stilisti francesi. Dior, Chanel, per fare un paio di nomi.

Entrambe conoscono bene Prato e tra i loro clienti c'era la Beste. Un cliente che - dicono - non hanno più da quando ha avviato la collaborazione con i soci cinesi. «Siamo stati, una volta, anche a vedere la loro fabbrica. Bella, in montagna (a Cantagallo ndr)», ricorda Monica. Beste a parte, di Prato le due rappresentanti si sentono di mettere in evidenza la grande capacità delle rifinizioni.

«È una realtà percepita come importante nel mondo», spiega Monica. «Per la capacità di rifinire i tessuti in tutti i modi. Prato per questo è centrale ed è fondamentale per la moda del mondo».

Ma... C'è un ma. «Quando noi addetti alle collezioni andiamo a Biella cerchiamo un prodotto di un certo tipo e lo paghiamo quanto ci chiedono. A Prato, invece, da sempre, si cerca il prezzo più basso». E il motivo? «È legato alla storia, al cardato, alla stoffa riciclata secondo il concetto di una volta e non più attuale. Eppure ci sono aziende bellissime che fanno un lavoro eccezionale: Lyria, Ricceri e molte altre».

Tra i difetti che le case di moda percepiscono come un limite per fare i loro acquisti «c'è anche - commenta Monica Vismara - la difficoltà nel trovare aziende che cuciono anche gli abiti e soprattutto aziende così piccole da non essere adeguate alle esigenze delle grandi case. Mi è capitato anche di contattare aziende con 4 dipendenti. Quattro, dico quattro. Un numero impensabile e poi ce n'erano così tante che andare a visitarle tutte diventava troppo difficile».

«Adesso con la crisi molte hanno chiuso - conclude Vismara - e per noi è più facile trovare quelle giuste anche se spesso sono troppo piccole. Anche tra i clienti sono rimasti solo i più grandi e hanno bisogno di semplificare i rapporti con i fornitori e rivolgersi a chi è in grado di fare tutto e da solo per far fronte alle collezioni».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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