Attenzione
L’ombra del racket sull’incendio
Tre pronto moda distrutti a luglio, no comment degli inquirenti
PRATO. Né il procuratore capo Piero Tony né il sostituto Antonio Sangermano hanno voluto fare commenti su un possibile collegamento tra gli arresti scattati la scorsa notte e il gigantesco incendio che all’alba del 17 luglio ha distrutto tre pronto moda in via Calabria, nel Macrolotto di Iolo (Lenovo, Up Girl e Abc). Ma l’impressione è che qualche collegamento potrebbe esserci e che si indaghi proprio su questo. Del resto, uno dei tre episodi citati ieri dagli inquirenti per illustrare l’attività del racket cinese riguarda proprio unpronto moda, al cui titolare cinese un gruppo di cinque connazionali ha chiesto 20.000 euro per la protezione. Il fatto è accaduto il 27 giugno, tre settimane prima dell’incendio al Macrolotto, e i cinque sono stati arrestati per estorsione.
Che ora gli inquirenti non commentino eventuali collegamenti è logico, perché le indagini sono in corso, ma non esclude che ci sia proprio il racket dietro al rogo che ha saturato di amianto (per colpa del tetto) la zona sud della città. A smentire questa ipotesi c’è una considerazione, e cioè che un estorsore preferisce non incenerire l’attività che intende taglieggiare, a meno che non voglia dare un segnale a tutti gli altri. (p.n.)
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