Il dolore
Prato, lite fra Pd e Pdl sulle commissioni consiliari
Ritenuta inaccettabile la proposta di Baldi (60% alla maggioranza e 40% all’opposizione). Scontata la nomina di Andrea Amerini a presidente del consiglio comunale
PRATO. Fra Pd e Pdl la lite sulle poltrone di fine mandato. Non per la ghiotta presidenza del consiglio comunale, che da sola vale quanto l'indennità di un assessore – il nome di Andrea Amerini verrà sostenuto in maniera compatta dal centrodestra –, piuttosto ad agitare il palazzo del governo cittadino è il riequilibrio delle commissioni. Operazione resa necessaria dall'addio alla maggioranza dei tre consiglieri del gruppo Indipendenti, a fine luglio. Una vicenda prettamente tecnica che di solito si conclude in consiglio con un voto, senza dibattito, all'unanimità accompagnato da qualche sbadiglio. Invece, ieri pomeriggio (mercoledì 11 settembre) in conferenza dei capigruppo si è consumata una rocambolesca frattura.
Il Pdl, capitanato da Roberto Baldi vuole imporre in ogni assemblea il ripristino dell'originario rapporto di forza: 60% alla maggioranza, 40% all'opposizione. Numeri che però non rispecchiano la situazione in consiglio comunale, dove centrodestra e minoranze hanno venti seggi a testa e a fare l'ago della bilancia ad ogni votazione è il sindaco. Carlesi (Pd) e Innaco (Indipendenti) si sono coalizzati chiedendo che al centrodestra fosse garantito solo un voto in più anche nelle commissioni: «La proposta di Baldi è irricevibile – tuonano dopo aver abbandonato la conferenza –. Venerdì in consiglio non ci sarà alcun organigramma condiviso». L'accusa più forte è sul lato economico: per restituire il 60% nelle commissioni a Pdl e alleati sarebbe necessario ampliare il numero di componenti, dando ad alcuni consiglieri la possibilità di essere presenti in 2 o, persino, 3 diversi organi consiliari con un logico aumento dei gettoni.
«Verrebbero trasformate in appendici clientelari» è la considerazione del capopattuglia degli Indipendenti. Il Popolo della Libertà prova a impuntarsi a norma di regolamento: l'articolo 18 dello Statuto comunale sancisce una rappresentanza con criterio proporzionale ai gruppi. La discordia nasce dalla differente interpretazione di questa norma: per il Pd non c'è un nesso diretto con il requisito del 60-40, per il Pdl sì. Dopo l'irruenza nella riunione, Baldi si carica di prudenza e ieri sera si è consultato col segretario generale per escogitare una soluzione allo strappo. Tranquilla, invece, la successione alla presidenza: contro Amerini le opposizioni si dividono fra Luciano Gestri (appoggiato dagli Indipendenti) e Maria Grazia Ciambellotti (indicata dal Pd). Stavolta, per democrats e fuoriusciti il marciare divisi non implica il colpire uniti.
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