Sicurezza
Imponevano il pizzo su granchi e grucce: scattano gli arresti
Prato, tre cinesi in carcere e due ricercati dai carabinieri. Il procuratore Tony: "Usati metodi paramafiosi"
PRATO. Tre cinesi sono finiti in carcere e altri due sono ricercati dai carabinieri per estorsione, rapina, lesioni e minacce nell'ambito dell'inchiesta condotta dal sostituto procuratore Antonio Sangermano su una banda che ha provato a imporre il pizzo agli imprenditori orientali. L'episodio contestato si riferisce alle minacce ricevute dal titolare di una pescheria di via Filzi, costretto ad acquistare due partite di granchi al prezzo di 6,5 euro al chilo anziché al prezzo di mercato, 5 euro.
Il titolare della pescheria, come ha spiegato il colonnello Gabriele Stifanelli, aveva denunciato il tentativo di estorsione lo scorso 10 giugno, raccontando che tre giorni prima aveva ricevuto la visita di cinque connazionali che gli avevano imposto l'acquisto dei granchi. Qualche giorno dopo il gruppo si era rifatto vivo e il negoziante aveva acquistato due partite a prezzo maggiorato. Successivamente è tornato dai carabinieri e sono partiti gli accertamenti.
Negli stessi giorni lo stesso gruppo ha chiesto il "pizzo" a un'azienda cinese del Macrolotto che produce grucce. In questo caso il titolare avrebbe dovuto vendere il prodotto a un prezzo maggiorato per pagare la protezione degli estorsori. Secondo i carabinieri, lo stesso sistema veniva usato per tutti gli altri produttori di grucce pratesi, in tutto una dozzina, per un incasso mensile di circa 40.000 euro. Il 17 giugno, durante una visita al primo produttore di grucce, uno dei quattro estorsori era armato di fucile e ha sparato per sbaglio su un piede a un complice. Tre cinesi sono stati arrestati in quell'occasione (due dei quali fanno parte del gruppo di cinque, tutti clandestini, raggiunto dalle ordinanze di custodia cautelare).
Secondo il procuratore capo Piero Tony gli arrestati usavano metodi "paramafiosi", anche se non si può parlare di mafia vera e propria, perché mancano gli elementi dell'assoggettamento e dell'omertà.
Gli estorsori si vantavano con le vittime di avere amicizie anche fuori dal gruppo. In particolare avevano fatto il nome di tale He Long come il loro capo. Un personaggio che non è stato ancora identificato.
Nessun commento da parte degli inquirenti sugli incendi, probabilmente dolosi, che a luglio hanno distrutto alcuni pronto moda cinesi al Macrolotto. Ma l'impressione è che quegli incendi possano essere ritorsioni per il rifiuto di pagare il "pizzo".
Il capitano Stefano Verlengia ha aggiunto che lo scorso 27 giugno i carabinieri hanno arrestato altri cinque cinesi, non legati al gruppo della pescheria, mentre tentavano di riscuuotere da un pronto moda 20.000 euro per la protezione. In questo caso si tratterebbe di un'estorsione "classica" e non legata al prezzo dei prodotti. Si indaga per verificare se i due gruppi possano essere collegati.
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