Proteste
«Sono contenta soprattutto per la città»
L’architetto Bianca Ballestrero è la “mamma” dei lavori di restauro che erano stati progettati da Gae Aulenti
PRATO. Alla domanda su cosa prova per l’inaugurazione di Palazzo Pretorio l’architetto Bianca Ballestrero risponde che questa per lei è una grande soddisfazione. «Finalmente ci siamo arrivati», dice. Bianca Ballestrero, uno degli architetti più famosi non solo in Toscana ma in Italia, è la “mamma” dei restauri del palazzo. La professionista fiorentina è colei che, prima insieme a Gae Aulenti, poi riprendendo anni dopo il progetto, ha firmato i lavori di restauro dello storico immobile nel cuore di Prato. Una storia lunga – oltre vent’anni - quella che ha interessato i lavori di Palazzo Pretorio, che parte da lontano. Verso la fine degli anni Ottanta il Comune pensa ad un ambizioso progetto di restauro ed affida la cosa ad uno dei massimi esperti in tema di architettura: Gae Aulenti, l’architetto italiano celebre in tutto il mondo e scomparsa nell’ottobre dello scorso anno a Milano. Proprio nel momento in cui le venne affidato il compito, Gae Aulenti stava portando avanti la ristrutturazione di Palazzo Grassi a Venezia, la riqualificazione della Gare d’Orsay e l’allestimento del museo d’Orsay a Parigi. Insieme alla Aulenti il delicato progetto vede la maternità di un’altra donna, l’architetto Bianca Ballestrero.
Si trattava di un progetto che, come sottolinea l’architetto Ballestrero, doveva dare un volto nuovo ad una parte importante di Prato come quella che va da piazza del Comune fino alla fontana del Bacchino. Realizzare quindi un museo civico con un percorso che collegasse gli edifici di quell’area come l’”Addossato” e l’ex Monte dei Pegni. Il costo è faraonico: si parla di 20 miliardi delle vecchie lire. La città quindi ragionava in grande e per farlo aveva pensato, giustamente, a due importanti nomi dell’architettura per la rinascita di un'area cittadina così importante. Ma poco dopo la presentazione del progetto (consegnato nel 1991) cambiano i vertici della Soprintendenza, che esprimono un diniego su alcuni punti del progetto fino a quando l’incartamento arriva sul tavolo del Ministero dei beni culturali che lo blocca. Passano gli anni (tanti), si susseguono le giunte comunali ed intanto il progetto è fermo nel cassetto.
Nel 2000 dal Comune viene chiesto di rivederlo. «Gae (Aulenti, ndr) in quel momento non era disponibile in quanto presa da altri impegni – racconta l’architetto Ballestrero – e lasciò a me il compito di gestire gli interventi e le modifiche. Comunque c’era sempre la sua supervisione su quello che facevo, infatti la informavo su tutto. Ci siamo sentite tante volte in quel periodo». Oggi, dopo tanta attesa, Bianca Ballestrero vede la sua “creatura” terminata. «Sono contenta – confida – sono contenta soprattutto per la città. Questo di cui si parla è il palazzo più importante di Prato ed era giusto che tornasse vivo e reso ai pratesi».(a.b.)
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