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Da Donatello a Lippi, conto alla rovescia per l'apertura della mostra sul Rinascimento
Dopo 16 anni di chiusura riapre Palazzo Pretorio con una mostra sul primo Quattrocento. Sessanta opere e aperture straordinarie in notturna
PRATO. Prato nel Quattrocento fu protagonista di una stagione artistica straordinaria, diventando un laboratorio di creatività e innovazione di fondamentale importanza. "Non si può capire il Rinascimento, senza conoscere Prato", è il parere di Keith Christiansen, tra i maggiori esperti al mondo di arte rinascimentale. La mostra Da Donatello a Lippi documenta come mai prima d'ora i momenti più alti di questa storia della città tessile con l'arte rinascimentale. Una mostra allestita nei suggestivi spazi di Palazzo Pretorio, che giovedì 12 (alle 21,30) riapre dopo 16 anni di chiusura.
(L'assessore alla cultura Anna Beltrame ci accompagna nelle sale della mostra)
Taglio del nastro. Un'apertura in notturna per permettere ai pratesi di ammirare 60 tesori del Rinascimento (Filippo e Filippino Lippi, Donatello e Paolo Uccello solo per citare i maestri più famosi), con un biglietto dal prezzo che andrà incontro soprattutto alle famiglie. Così, se il biglietto d’ingresso alla mostra normalmente costerà 10 (normale) e 7 euro (ridotto), durante la serata del 12 si potrà entrare a Palazzo Pretorio (l’ingresso sarà da piazza del Comune, non dunque dalla scalinata antistante la fontana del Bacchino) al prezzo di 7 euro per gli adulti e gratuitamente per i bambini sotto i 12 anni. L’apertura straordinaria si ripeterà sabato 13 settembre, sempre dalle 21.30 a mezzanotte, con le stesse agevolazioni previste per i biglietti d’ingresso. Una scelta, quella di aprire le porte di Palazzo Pretorio la sera del 12 e del 13, che non è casuale: in contemporanea, s’accenderà una grande festa in centro storico con i concerti di Katia Ricciarelli e Malika Ayane, interprete e cantautrice tra le più amate in Italia e in Europa (la sera del 12 in piazza Duomo), e i dj Fargetta e Albertino di Radio Deejay, Tommy Vee di Sky e Italia Uno, iEnrico Silvestrini e Dj Ben (la sera del 13, sempre in piazza Duomo). La mostra "Da Donatello a Lippi. Officina pratese" sarà inaugurata giovedì 12 settembre alle 18.30 dal sottosegretario al Ministero per i beni e le attività culturali Ilaria Borletti Buitoni.
Il Rinascimento torna a casa. Una mostra straordinaria per Prato che è stata promossa con oltre 200 manifesti raffiguranti due particolari della Madonna della Cintola, opera di Filippo Lippi proveniente dal Museo di Palazzo Pretorio, scelta come immagine simbolo della mostra. Alcuni capolavori esposti a Palazzo Pretorio sono arrivati da lontano e hanno attraversato i continenti per giungere a Prato. Prima fra tutte, una stupefacente tavola di Paolo Uccello che in città conobbe il periodo della sua formazione: si tratta di San Giorgio e il drago, datata 1423-1425 e conservata alla National Gallery of Victoria di Melbourne.
In anteprima i lavori di allestimento della mostra a Palazzo Pretorio - LE FOTO
Prato e il Rinascimento. Tutto ebbe origine grazie alla fabbrica del Duomo, intorno alla quale presero forma imprese memorabili, tra gli episodi più affascinanti del primo Rinascimento. Protagonisti furono Donatello, Paolo Uccello e naturalmente Filippo Lippi, che Vasari definì "il più singolare maestro del tempo suo".
Nel 1428 Donatello e Michelozzo furono chiamati a realizzare il magnifico pulpito per l'ostensione della sacra cintola, la cintura che secondo tradizione la Vergine consegnò a San Tommaso al momento dell'assunzione e che nel 1141 fu portata in città dalla Terra Santa dal mercante Michele Dagomari. Da allora fu oggetto di una straordinaria venerazione, diventando il tesoro più prezioso della città e il fulcro delle sue vicende artistiche. Ancora oggi le cinque ostensioni annuali dal pulpito di Donatello raccolgono in piazza migliaia di persone, in particolare quella dell'8 settembre, natività di Maria e festa della città. La Cintola è custodita in un reliquiario chiuso con tre chiavi, una tenuta dai canonici della cattedrale, due dal Comune.
Lippi e Prato. Fu nel 1452, quando Filippo Lippi siglò il contratto per affrescare la cappella maggiore della cattedrale, che iniziò un capitolo fondamentale del Rinascimento. Le storie dei santi Stefano e Giovanni Battista sono il suo capolavoro: razionalità e potentissima fantasia, l'uso audace e sapiente del colore, la stupefacente bellezza dei volti e delle figure, monumentali e leggiadre insieme, la capacità di trasmettere emozioni, fanno di Filippo uno straordinario narratore di storie, un precursore della "maniera moderna", dei grandi maestri dell'arte del Cinquecento, a cominciare da Michelangelo e da Leonardo, alle cui sperimentazioni nella tecnica dell'affresco egli preparò il terreno, proprio nell'officina del Duomo di Prato.
Come si articola la mostra.
- La prima sezione è dedicata a Donatello, chiamato nel 1428 a realizzare il pulpito per l'ostensione della Sacra Cintola: in evidenza l'affascinante tabernacolo in terracotta (collezione del Museo di Palazzo Pretorio), attribuito solo in tempi recenti alla sua produzione giovanile.
- La seconda sezione è una piccola e preziosa mostra monografica dedicata alla giovinezza del "leggiadro e capriccioso ingegno" (Vasari) di Paolo Uccello, al tempo in cui lavorò agli affreschi della cappella dell'Assunta in Duomo, cioè negli anni Trenta del Quattrocento. Oltre a due sinopie recentemente recuperate sotto gli affreschi della cattedrale, vi spiccano le tavole provenienti da Oxford, Melbourne e Karlsruhe. Opere di grande bellezza, che evidenziano da una parte la persistenza di preziosismi e linee eleganti di gusto tardogotico, dall'altra una nuova e più realistica capacità narrativa, congiunta all'elaborazione di ardite costruzioni spaziali fino allora mai sperimentate.
- Agli affreschi di Paolo Uccello è collegata la pala che domina la terza sezione, proveniente anch'essa dalla cappella dell'Assunta e ora conservata a Dublino, ricongiunta in occasione della mostra alla sua predella. All'esecuzione collaborarono probabilmente Zanobi Strozzi e Domenico di Michelino, dei quali la mostra presenta alcune opere, provenienti anche da Strasburgo e Dublino
- Cuore di Officina Pratese è la quarta sezione dedicata a Fra Filippo Lippi, che negli affreschi della cappella Maggiore del Duomo, fra il 1452 e il 1466, raggiunse uno dei suoi esiti più alti. Un primo gruppo di piccole tavole (in arrivo anche da Newark, Washington e Londra) illustra la profonda riflessione dell'artista sul tema del rapporto madre–figlio e si lega perfettamente a un'aggraziata Madonna col Bambino di Luca della Robbia. Seguono alcuni eccezionali capolavori della maturità, come la Natività 'di Annalena' e il Tondo Bartolini, che dialogano con alcune delle opere pratesi più belle, quali la Madonna del Ceppo, le Esequie di San Girolamo e la Natività.
- La quinta e sesta sezione rendono omaggio ai due principali allievi di Filippo Lippi: il Maestro della Natività di Castello, da identificare forse con Piero di Lorenzo di Pratese, e Fra Diamante. Del primo spicca la pala di Faltugnano, riunita eccezionalmente alla sua predella spartita fra Londra e Philadelphia, ma anche una Madonna con bambino proveniente dal Louvre (la sezione ospita anche pregevoli opere di Antonio Rossellino e Maso di Bartolomeo). Fra Diamante è il protagonista della sesta sezione: alla Madonna della Cintola, ideata da Filippo e alla cui realizzazione egli collaborò, sono accostati lavori autonomi come la splendida pala di Budapest.
- Infine, la settima sezione è dedicata a Filippino Lippi. Comprende anche un Crocifisso del Botticelli, che fu allievo di Filippo e svolse un ruolo importante nella formazione del figlio e due opere pratesi, vibranti di pathos, degli anni finali di Filippino: lo straordinario tabernacolo del Mercatale e la pala dell'Udienza.
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