Gioco
Il Palazzo Pretorio riapre le porte ai pratesi
Il progetto di restauro risale al 1991, la chiusura al 1997. Dopo anni di lavori il museo civico ritorna finalmente ad ospitare decine di capolavori dell’arte
PRATO. Le attese fanno più belle le cose. Nel caso di Palazzo Pretorio il tempo che è passato dalla chiusura al pubblico alla sua (parziale) riapertura è stato davvero lungo. Quindi il 13 settembre sarà una data memorabile, in cui si potrà ammirare lo storico edificio affascinante più che mai. Di acqua sotto i ponti ne è passata dal 1997, quando il Palazzo venne chiuso per realizzare i lavori di restauro.
Già prima – siamo negli anni Ottanta – era stato vietato l’ingresso al terzo piano dell’edificio, piano che ancora oggi non è accessibile. Un’apertura quella del Palazzo che si potrebbe definire a scaglioni: nel 2011 il piano terra, adesso il primo ed il secondo ed il prossimo anno il terzo ed ultimo piano dell’immobile.
2011, apre il piano terra. Non poteva essere fatta scelta migliore per inaugurare la prima apertura di un pezzo di Palazzo Pretorio. Nel dicembre viene esposta la “Filatrice”, opera di Lorenzo Bartolini. Scultura alla quale, successivamente, se ne aggiungono altre come la “Fiducia in Dio” e la “Ninfa Armina” e il gesso della contessa Gurieva. Una mostra che ha richiamato tanti visitatori per ammirare i capolavori del genio pratese.
Il progetto. Il progetto originario di Palazzo Pretorio è del 1991degli anni Novanta e porta le firme di due mostri sacri dell’architettura: Gae Aulenti e la toscana Bianca Ballestrero. Era la fine degli anni Novanta quando Aulenti e Ballestrero consegnarono il progetto per la ristrutturazione di Palazzo Pretorio, progetto che da lì a poco venne presentato alla città. Dopo la bocciatura del progetto dalla Soprintendenza e il progetto rivisto nel 2000 dall’architetto Ballestrero due anni dopo iniziarono i lavori. Da quell’anno ci sono state interruzioni per problemi legati alla mancanza di risorse. Solo dal 2010 sono ripartiti senza pause.
I costi. Una spesa non indifferente quella relativa al restauro del Palazzo della città: circa 10 milioni di euro, dei quali il 60% a carico del Comune e il resto coperto grazie a contributi della Regione, Stato e Provincia. A due milioni ammonta, invece, la spesa relativa al nuovo allestimento, impianti elettrici e di videosorveglianza. Somma a carico del Comune (la Regione ha dato un contributo di 600mila euro).
Il terzo piano. Solo adesso si vede finita la quasi totalità degli interventi, dato che manca ancora all’appello il terzo piano. Ma la cosa dovrebbe essere questione di pochi mesi: nel 2014 verrà completato l’allestimento del terzo piano e della collezione permanente. E ad aprile ci sarà l’inaugurazione della struttura, che da quella data sarà completamente fruibile.
L’anno dell’inaugurazione. Il 2013 è comunque un anno importante per Palazzo Pretorio: a marzo l’edificio era stato parzialmente aperto al pubblico. E dal 23 marzo al 26 maggio il salone del primo piano e le salette adiacenti hanno ospitato la mostra di Lipchitz.
L’allestimento. Oltre alla fase che ha interessato la parte architettonica e il consolidamento delle strutture, c’è stata la parte inerente gli allestimenti. Ovvero gli arredi, le tecnologie multimediali, gli impianti di illuminazione e di sorveglianza. Il gruppo di progettazione è stato individuato grazie al concorso del novembre 2011 con 47 gruppi di progettazione in gara composti da architetti ed esperti di comunicazione. Un’apposita commissione ha selezionato tredici finalisti, mentre dodici sono stati i progetti di allestimento presentati. Dopo l’ex aequo del gruppo di Adolfo Natalini (composto, fra gli altri dagli architetti Marco Magni e Piero Guicciardini) e quello coordinato da Lorenzo Greppi la commissione ha chiesto alcuni approfondimenti scegliendo, infine, la proposta dell’architetto Natalini.
Nel suo progetto è stata trovata maggiore flessibilità e la capacità di valorizzare sia le opere del Museo sia la bellezza di Palazzo Pretorio. Nell’allestimento, quindi, si vede il tocco magico di Adolfo Natalini. Fondatore del Superstudio è iniziatore della cosiddetta architettura radicale, una delle avanguardie più significative degli anni Sessanta e Settanta. Fra i progetti da lui firmati si annoverano il Romerberg a Francoforte e il muro del pianto a Gerusalemme.
Nel 1991, Natalini inizia a collaborare con lo studio Guicciardini & Magni per gli allestimenti museali. Del gruppo di lavoro guidato da Natalini vi fanno parte Nicola Capezzuoli, Giuseppe Lo Presti, Maria Cristina Rizzello, Gianmario Magnifico, Barbara Balestrieri, Edoardo Botti, Stefano Rivai, Roberto Creton, Luca Sani e Stefano Masci.
Il Palazzo e il Caffè delle Logge. Si guardano faccia a faccia Palazzo Pretorio e il Caffè delle Logge, riaperto nel 2004 dopo quarant’anni dalla sua chiusura. Un bar che comunque sembra non avere avuto molta fortuna. Adesso siamo all’ennesima nuova gestione e l’auspicio è che questa sia la volta buona. Chissà che la riapertura del Palazzo non porti fortuna e che il locale diventi punto di riferimento per i turisti che andranno a visitare le mostre. L’intervento venne definito dall’allora sindaco Mattei un riaprire un pezzo di storia della città e rientrava nel rilancio del centro storico.
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