Toscana
Il Creaf tira il fiato, la Regione si impegna per salvarlo
Non sono state fatte cifre, ma c’è la promessa del presidente Rossi di arrivare a un accordo per sostenerne l'avvio. Nulla invece si sa dei 6 milioni di euro che il futuro parco scientifico deve alla Provincia
PRATO. La Regione non desiste sul Creaf. Ancora in stand by il centro di ricerca italo-cinese, in virtù delle fortissime resistenze pratesi a mettere insieme le conoscenze sul tessile con i competitori orientali, la giunta regionale è pronta a sottoscrivere un accordo congiunto con la giunta provinciale per assicurare l'operatività degli 11.000 metri quadri. Forse, già domani. Con un voto di ratifica in settimana dei due esecutivi.
La notizia è arrivata in commissione controllo e garanzia di palazzo Banci-Buonamici presieduta dal consigliere del gruppo misto, Riccardo Bini. In risposta a una lettera firmata un mese fa dal presidente della società, Luca Rinfreschi l'ente governato da Enrico Rossi ha assicurato il proprio impegno per garantire un futuro al parco scientifico e tecnologico. Non diradando, almeno per il momento, tutte le perplessità. Nella bozza sottoposta al segretario generale, Massimo Migani nessuna menzione a precisi esborsi finanziari, mentre – cosa che ha messo in fibrillazione i consiglieri di minoranza – manca ogni riferimento alla situazione pregressa di Creaf: ovvero i 6 milioni di euro più interessi da restituire alla Provincia, che del centro è peraltro socia.
Rinfreschi, intanto, sottolinea l'aspetto positivo dell'aiuto di Firenze: “Significa che la Regione crede ancora in Creaf e nel nostro territorio. Penso che a questo punto siano i soci in assemblea (entro il 30 settembre, ndr) a dover dire se credono ancora in questo progetto. Io resto dell'idea che certi processi sia meglio gestirli che subirli”. L'esempio è la collaborazione con i cinesi: ferma a Prato sul lato della ricerca ha conosciuto un'accelerazione a Firenze con la nascita del centro di design a villa Strozzi. A dimostrazione che se lo sviluppo resta ostruito sulle sponde del Bisenzio può pur sempre riversarsi sull'Arno.
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