Attenzione
L’anima buona di via Cironi: materiali da riciclare e speranza
E’ di Roma ma dal 1991 vive a Prato che ama forse più di chi ci è nato. In una delle strade più calde del centro ha aperto l’”Atelier del recupero” che occupa persone border line. 7 sono uscite dalla droga
DI AZELIO BIAGIONI
PRATO. Fino al 2009 ha vissuto nel mondo profit. Faceva l’informatico e da Roma, nel 1991, si è trasferito a Prato. Poi, ha deciso di dare una svolta alla sua vita e a quella degli altri. Paolo Massenzi non è rimasto con le mani in mano, si è rimboccato le maniche e nel 2010 ha fondato l’associazione “Recuperiamoci” con il desiderio di far ripartire le attività produttive. Non sapeva dove questo percorso lo avrebbe portato, ma di stare a guardare si era stufato. Ha iniziato la sua avventura con un viaggio (durato sei mesi) in giro per l’Italia: ha visitato le carceri per cercare di capire quello che poteva emergere, per poter dare vita ad un “Atelier del recupero”, un laboratorio artigiano per produrre manufatti con materiali di scarto. Nel novembre 2012 la scommessa è iniziata a Prato, un recupero in funzione della città. «Una città che ha nel suo Dna il recupero – spiega Massenzi – mi ricordo quando arrivai e rimasi colpito da come Prato faceva soldi dagli stracci. Anche se adesso vedo che la città si è assopita».
Il nome di Paolo Massenzi oggi è legato a via Pier Cironi, dove ha sede l’associazione “Recuperiamoci”. Una strada ormai a tutti nota dove si consuma lo spaccio di sostanze stupefacenti, dove tossicodipendenti si danno appuntamento, dove le risse (opera di italiani ed extracomunitari) ci sono un giorno si e uno no, quando le cose vanno bene. Ma a piccole gocce si fa il mare e Massenzi ne sa qualcosa. A fine maggio via Cironi è stata teatro di mostre, mercatini, feste che hanno reso la strada in mano a quanti ci vivono. E un bis c’è stato ad agosto. Un lato di un triangolo difficile via Cironi, insieme a via Magnolfi ed alla zona del Serraglio. «I problemi e i delinquenti ci sono – afferma Massenzi – ma le questioni non si risolvono con la repressione e con il manganello. E nemmeno con interventi spot. Finiti gli appuntamenti chi resta lungo le strade a sporcarsi le mani?»
Pratese di adozione, romano di nascita, sente la città più sua rispetto (forse) a tanti pratesi. «I problemi di oggi? C’erano anche in passato. Magari sono degenerati, si sono aggravati. Quando sono arrivato a Prato si annusava già la crisi del tessile, quella era la punta di un iceberg poi emerso per intero. I cinesi c’erano, nel 1998 in ospedale si notavano i cartelli con gli ideogrammi. Per quanto riguarda il centro, posso dire che fino all’anno scorso per me era solo il posto dove venire a fare una passeggiata al massimo due volte l’anno. Il mio lavoro mi portava ad essere chiuso in un ufficio e a girare mezza Italia dai miei clienti. Oggi, invece, mi confronto col cuore della città. Non ci vivo ma dalle 10 di mattina fino all’una di notte sono qui allo Spazio open Cironi. E mi torna alla mente la Roma che ho vissuto fino agli anni Novanta dove c’era droga, dipendenza, disagio e insicurezza sociale».
Massenzi è diventato l’anima buona della strada, un punto di riferimento. E quando parla non usa mezzi termini, dice le cose come stanno. «Lo spaccio di droga? C’è. In via Cironi i delinquenti ci sono e di tutte le etnie – ammette - Ma i problemi sono anche la mancanza di coraggio, di intervenire in varie situazioni. Giorni fa tre ragazzi sono andati in crisi di astinenza. Sdraiati per terra nessuno è intervento, ancora un po’ e i pedoni ci passavano sopra. Decoro urbano? Se tutti pulissimo davanti casa sarebbe un’altra cosa. Tra l’altro in questa via non ci sono cestini dell’immondizia e un paio non guasterebbero. Manca, a mio avviso, un briciolo di amor proprio da parte dei cittadini che ci abitano. In questo mio progetto – prosegue Massenzi - uno che ci ha sempre creduto e tutt’ora ci crede è il sindaco. Tutti pensano solo a criticarlo ma ha sposato l’iniziativa che vuole dare un’immagine diversa a via Cironi. I primi risultati si possono contare: cinque casi di persone che si sono allontanate dall’eroina e due dalla cocaina. Abbiamo conosciuto storie che sono lontano anni luce dal nostro immaginario, con soggetti che hanno voglia di ricominciare e che adesso vengono qui: chi si mette a pulire, chi imbianca. Va data una spinta, a loro vanno fatte proposte. E’ così che si sentono vivi».
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