Attenzione
L’integrazione passa dalla musica
Patrizia Calussi difende il progetto che da dieci anni sta portando avanti nelle scuole pratesi
PRATO. Neppure i bambini si salvano da critiche e da giudizi discriminatori. E’ successo questa settimana, poche ore dopo l’esibizione in piazza Mercatale del coro diretto da Patrizia Calussi, che è riuscita a portare sul palcoscenico cinquanta bambini di origine cinese. Sulla pagina facebook del Tirreno si sono riversati post e commenti che, più che valutare la riuscita della serata, sono stati indirizzati sulla nazionalità dei piccoli interpreti e sulle loro capacità umane e artistiche. Giudizi pesanti espressi da qualche commentatore che non ha risparmiato loro neppure la morte come, per esempio, questo, “Provate a bruciarli vedete come cantano!”.
Patrizia Calussi difende senza esitazione i suoi bambini, che hanno cantato “Nel blu dipinto di blu” di Domenico Modugno, e si dice felicissima di poter lavorare con loro. Al contrario ritiene che i giudizi negativi indirizzati ai piccoli cantanti siano del tutto inutili e adatti a “persone piccole” che si soffermano solo a valutare l’esteriorità.
«Non dobbiamo mai fermarci alla prima apparenza che la realtà ci mostra – commenta - Dobbiamo avere il coraggio di fare un passo in più poiché ogni essere umano, specialmente i bambini, ha molto da dare. È inutile parlare di globalizzazione se non siamo pronti a fare integrazione. Il cambiamento richiede energia. Noi adesso possiamo ‘essere il cambiamento’. Integrazione vuol dire rispettare, ma anche educare al rispetto e questo è possibile solo lavorando con i bambini. Insegniamo loro a rispettare la nostra cultura senza dimenticare la loro».
Dieci anni fa Calussi ha iniziato il suo progetto musicale all’interno delle scuole riuscendo ad avvicinare e a far esprimere bambini e ragazzi di differenti nazionalità, condizioni sociali e fisiche, in alcuni casi anche alunni al limite dell’autismo o certificati. Un lavoro che porta avanti con passione e che, nel tempo, le sta dando tanta soddisfazione. Lo spettacolo di martedì sera è stato un bell’esempio integrazione tra culture in cui la musica è, per lei, l’unico vero segreto, «la chiave magica per avvicinare noi a loro».
Per tutto il mese di agosto Calussi ha lavorato sodo, tre pomeriggi alla settimana con i bambini a cui ha insegnato gli esercizi vocali, l’uso del diaframma, le tecniche di espressione e i testi delle canzoni. Le famiglie cinesi si sono dimostrate molto disponibili e contente di far partecipare i loro piccoli a questa attività.
Per Patrizia Calussi è stata una scommessa riuscita, il punto di partenza per tanti altri progetti musicali con pratesi, pratesi-cinesi, pratesi-pachistani, pratesi-africani.
«Ho creduto in questo progetto, ma ho fatto tutto da sola – Faccio appello alle istituzioni, tutte le energie positive che ci sono e che ho trovato qui a Prato si devono unire, devono fare gioco di squadra affinché questo concerto non sia fine a se stesso, ma sia il punto d'inizio per fare quell'integrazione che è importante e necessaria per la nostra città».
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