Nel deserto di Calanchi coi monopattini
Ceccarelli e Gesmundo hanno percorso circa seicento chilometri sui sentieri del Canada nella contea dell’Alberta
PRATO. Da Lethbridge a Red Deer, passando da Vauxhall, Dinosaur Provincial Park, Drumheller e Stettler. Circa seicento chilometri percorsi nel deserto di Calanchi, nella contea di Alberta in Canada, spingendo un monopattino.
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E’ questa la nuova impresa messa a segno da David Ceccarelli che, dopo l’esperienza dell’attraversata per 800 chilometri dell’Islanda dell’anno scorso, ha rivoluto con sé il compagno di avventure, Andrea Gesmundo. E in Canada, la lunga marcia ha avuto non pochi imprevisti risultando sicuramente molto più impegnativa, soprattutto a livello psicologico, rispetto alle altre effettuate negli anni passati dal quarantenne pratese. «Per due giorni siamo rimasti senza mangiare – racconta David Ceccarelli – Avevamo organizzato di approvvigionarci ad un camping segnato sulle nostre cartine ma, una volta arrivati sul posto, abbiamo scoperto che non esisteva più. E non c’erano altri posti abitati in un raggio di molti chilometri». E se questa si è rivelata la situazione più drammatica, non sono stati da meno, in senso negativo, i mille imprevisti meccanici che il percorso accidentato ha regalato ai due amici pratesi.
«Abbiamo forato una miriade di volte e si sono spezzati diversi raggi delle ruote dei nostri monopattini – racconta ancora David Ceccarelli – Senza contare la moltitudine di insetti che ci ha davvero massacrati nonostante fossimo attrezzati per cercare di tenerli a distanza. Contro una specie di zanzarona locale i nostri prodotti repellenti non avevano alcun effetto e quello che abbiamo acquistato sul posto aveva una durata limitata, così è stata una vera e propria battaglia per cercare di evitare di farsi succhiare il sangue. Cosa che questi insetti riescono a fare in pochi secondi e in grandi quantità». Ma le esperienze negative sono state fortemente superate da quelle positive, tutte legate ai rapporti umani che i due pratesi hanno instaurato lungo il loro viaggio: quando erano affamati, hanno trovato un canadese pronto a rifocillarli, quando hanno avuto problemi meccanici con i monopattini hanno trovato – quasi per miracolo – un meccanico in pieno deserto, quando avevano bisogno di un letto e un tetto per ritemprarsi, hanno trovato una giornalista che li ha ospitati in un ranch e un ex hippy che si è commosso nell’ascoltare della loro impresa e ha messo a loro disposizione una casa nuovissima, appena finita di ristrutturare. E tutto senza chiedere un dollaro in cambio. E non è mancata l’esperienza alternativa.
«Nel deserto abbiamo incontrato un ingegnere che ogni giorno percorre 400 chilometri per verificare i termostati delle pompe di petrolio – racconta Ceccarelli – Abbiamo fatto conoscenza in mezzo al nulla e ci ha fortemente invitati a seguirlo a casa sua che divide con un cane lupo e due oche. Qui abbiamo scoperto che era un collezionista di fucili da guerra. Ne aveva a centinaia chiusi in una camera blindata nel piano interrato. Ci ha invitati a seguirlo nel deserto e a sparare con lui. Non è stato il caso di rifiutare e così abbiamo fatto la nostra esperienza con i vari fucili d’assalto». E poi c’è stato il contatto con i nativi e con dei villaggi dove non avevano mai incontrato degli italiani. «Abbiamo conosciuto degli indiani e scoperto che anche in Canada esiste un popolo che vive nell’oblio, senza futuro, fra alcol e droghe – continua Ceccarelli – Abbiamo attraversato tante città fantasma, trovato lungo la strada, vecchie miniere e vecchi fienili, con solitari e spesso anziani personaggi che li tengono in condizioni accettabili per non farli andare in malora». Un’avventura, quella in Canada, che ha messo a dura prova anche le attrezzature e l’organizzazione. «Gli sbalzi della temperatura erano notevoli – racconta il quarantenne – Si passava dai 30-35 gradi del giorno ai 2 gradi della notte. Per questo abbiamo fatto uso di tute termiche per poter essere protetti e leggeri per poter dedicare il nostro carico soprattutto al cibo e all’acqua visto che siamo stati a lungo nel deserto. La preparazione fisica è stata decisiva e per questo io e Andrea dobbiamo ringraziare Fausto Talia e la Pugilistica Pratese che ci hanno permesso di fare una preparazione da professionisti".
E quando si tratta di ringraziamenti, David e Andrea non possono esimersi dal non menzionare la Yedoo della Repubblica Ceca che ha messo a loro disposizione i monopattini, l’Undefeated degli Stati Uniti, Graffio di Prato e Fizan che li hanno sostenuti per poter realizzare l’impresa. E, fatta un’impresa, si pensa subito a quella successiva. «Sì, il nostro sponsor della Yedoo ci ha chiesto di studiare un percorso fra Spagna e Portogallo per il 2014 ma io personalmente sono molto attratto dal Giappone e quindi credo che prima o poi farò anche quel tracciato».
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