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Prato

«Odio il piano bar!». Jerry Calà presenta la sua prima volta a Prato

«Odio il piano bar!». Jerry Calà presenta la sua prima volta a Prato

Intervista al comico che si esibisce in piazza Mercatale: «Negli anni Ottanta c’era una voglia di fare che manca ai giovani di oggi»

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Prato. "No, non sono mai stato a Prato per uno spettacolo in piazza. Per me è particolarmente emozionante esibirmi in piazza, con questo spettacolo. Ho un pubblico molto trasversale, fatto di giovani e coetanei, passando per tutte le generazioni intermedie. E' per me un momento di rinnovata popolarità. Praticamente, ques'estate, hanno ripassato tutti i miei film, titoli di gran successo come "Abbronzatissima", seguiti anche oggi. La piazza è un set ideale".

Nelle frasi e nelle parole di Jerry Calà si avverte tutta la passione di un'artista, che in "Non sono bello… piaccio!", lo show che presenterà stasera, giovedì 5 settembre in piazza Mercatale (ore 21), ripercorre la sua carriera, un lungo itinerario ("un repertorio micidiale"), per raccontare "alla mia maniera e con grande velocità, le cose più belle degli ultimi 40 anni".

La performance di "un comico popolare", così si autodefinisce, a cui piace "essere abbracciato da migliaia di persone", lontano dallo stereotipo di showman da piano bar: "Odio il piano bar, perché è per pochi intimi. Continuo a proporre un tipo di musica che raccoglie ancora molti consensi, molto conosciuta anche dai giovani. E' da analizzare sociologicamente il fatto che i giovani cantino a memoria "Io vagabondo" dei Nomadi, o canzoni di Battisti. La mia generazione non conosceva le canzoni dei propri padri. Gli anni '60, il decennio successivo, gli anni '80, hanno assunto il carattere del mito. Non si può dire la stessa cosa degli anni a noi più vicini".

Che spettacolo presenta in piazza Mercatale?

"E' uno spettacolo musicale, racconta la mia carriera, tutte le canzoni che l'hanno caratterizzata, dai Gatti del vicolo dei Miracoli al cabaret del Derby di Milano, alle musiche dei film, all'immncabile Maracaibo, senza la quale il pubblico non mi fa chiudere il concerto, per chiudere con gli anni '80 e con un omaggio ad artisti morti quest'anno".

Lei è un'icona degli anni '80. Cosa sono stati e cosa rappresentano?

"Sono la voglia di fare. Cose belle e anche trash, ma sicuramente anni di grande entusiasmo. Anche gli Yuppies, la figura di quella generazione, rappresentavano la voglia di emergere, di prendere in mano il proprio destino. Una voglia di fare che manca ai giovani d'oggi, e che invece servirebbe per rimettere l'Italia in carreggiata"

E' nostalgia, oppure c'è dell'altro nel ripercorrere quegli anni, e nel successo che incontra una tale rievocazione?

"Chi lo può dire. Come sempre, in momenti come l'attuale che non brillano, si guarda al passato. Ma c'è anche il desiderio di scoprire un periodo nel quale si è manifestata una insopprimibile gioia di vivere. L'entusiasmo di allora servirebbe oggi per conquistare il futuro".

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