Sicurezza
L’imprenditore Cecchi pronto a lasciare la Santo Stefano
«Ho 81 anni e la scadenza della vita è alle porte: ho voglia di godermi un po’ la mia vita. Parlerò con le mie figlie e mio genero: sono loro il futuro»
PRATO. «Ho poca strada da percorrere ancora. Non siamo eterni e quindi devo trovare delle soluzioni per dare futuro alle mie aziende». L’imprenditore Renato Cecchi motiva così la scelta di vendere la D’Avenza al re del cachemire Brunello Cucinelli e allo stesso tempo introduce un altro argomento, l’organizzazione della rifinizione pratese, la Santo Stefano.
«Adesso è il tempo di pensare alla rifinizione - commenta l’imprenditore - perchè tra i miei pensieri c’è la voglia di godermi la vita in questi ultimi anni e quindi di lasciare la guida dell’azienda. Per la Santo Stefano la continuità è garantita dalle mie figlie e Pietro, il mio genero. Dovrò affrontare l’argomento con loro, lì non c’è da trovare soci ma a pesarmi di più è il legame affettivo. La Santo Stefano è stata tutta la mia vita».
Nella testa dell’imprenditore Renato Cecchi ormai la scelta di lasciare il timone sembra definitiva. Anche se a lui non fa piacere parlarne troppo. «Ho 81 anni passati e non si può non pensare che domani non potrei esserci più. Mio genero è perfettamente in grado di sostituirmi già da domani. C’è solo da parlarne».
Parlarne vuol dire sostanzialmente modificare le abitudini di una vita. Per Cecchi significa smettere di alzarsi la mattina all’alba per andare in fabbrica.
«Non penso a un abbandono morbido. Credo di dover lasciare e basta. In modo netto e definitivo. Non posso dire però ancora quando anche se ritengo lo farò in tempi brevissimi. Il mio obiettivo principale è dare futuro alla rifinizione e alle mie figlie mi sento solo di dire di andare avanti come ho fatto io, con onestà e rettitudine. Quello che ho dimostrato in una vita».
Cecchi sente che «la scadenza della vita anche per lui è alla porta» e a farlo riflettere sono le scelte fatte da suoi colleghi coetanei. «Mi ha fatto riflettere la decisione di lasciare di Marino (Gramigni ndr) e credo che anche per me sia davvero il momento. Sento che non ho più il vigore fisico di una volta, la vitalità non è la stessa e anche se il cervello c’è ancora fisicamente non si può pensare di fare le stesse cose di quando eravamo giovani. Continuerò ad essere attivo facendo altre cose: ho una tenuta in campagna, mi piace cucinare. Ci sono tante cose che posso fare per impegnare il mio tempo quando sarò libero».

Del resto Renato Cecchi l’aveva detto che l’ultima sfida, per lui, sarebbe stata far tornare al top la D’Avenza. L’ultima volta lo disse nel 2010. Sono passati tre anni da quelle dichiarazioni mentre ritirava lo “Stefanino d’oro” come imprenditore che si era contraddistinto per il rispetto dei suoi lavoratori anche durante questo difficile e lungo periodo di crisi del tessile.
«Le trattative con Cucinelli sono state lunghe. Ci conoscevamo da tempo e, durante gli incontri, parola dopo parola, abbiamo pensato a questa collaborazione. Non era facile trovare un partner giusto per garantire futuro a questa splendida azienda. Ci sono tanti banditi in giro...».
Cucinelli invece è sempre piaciuto a Cecchi.
«E’ una persona umana, ha carisma, è squisito. Sono andato più volte a trovarlo nella sua azienda. Mi era piaciuto come si muoveva con i suoi dipendenti. Ce ne vorrebbero di più di imprenditori così. Pian piano ci siamo messi d’accordo: è un po’ come una coppia. Ci si scambiano occhiate, ci si fidanza, si vede se si sta bene insieme e se la persona fa al caso nostro. Adesso dopo il fidanzamento siamo arrivati al matrimonio».
E Cecchi ha chiesto a Cucinelli solo una promessa. «Ho chiesto di continuare nella strada della qualità, dell’artigianalità e nel solco della tradizione»
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