Proteste
In cinquanta sono tornati a Rovereto
CARMIGNANO. Un anno dopo il terremoto Giancarlo Luzzi è tornato in Emilia, a Rovereto sul Serchia: pizza in piazza per 350, ad animare l'ultimo giorno della festa del patrono e raccogliere fondi...
CARMIGNANO. Un anno dopo il terremoto Giancarlo Luzzi è tornato in Emilia, a Rovereto sul Serchia: pizza in piazza per 350, ad animare l'ultimo giorno della festa del patrono e raccogliere fondi utili alla ricostruzione. E con Giancarlo e lo staff di Spizzettando, pizzerie a taglio sparse in cinque paesi, sono partiti anche stavolta più di quaranta carmignanesi. «Tutti volontari e tante facce nuove» racconta. E' accaduto il 26 agosto. Giovani e giovanissimi, cinquantenni e sessantenni. «In tre volte siamo quasi a centocinquanta persone» sottolinea. Una mobilitazione non scontata in tempi di crisi, per continuare a porgere una mano con i riflettori sulla tragedia oramai spenti. Lo spirito è ben riassunto dalla maglietta indossata dai volontari: una cartina della Toscana e dell'Emilia Romagna, strette da un cuore. Un abbraccio infinito, con la collaborazione di altri esercizi commerciali, come le macellerie Meoni di Carmignano e Marini di Agliana, la Beyfin e il ristorante “Il gatto e la volpe” sempre ad Agliana, e tante associazioni, dalla Misericordia alla Caritas alla Pro Loco. Non è la prima volta, con gli emiliani peraltro di recente ospiti a Calici di stelle. Il 16 luglio dell'anno scorso il gruppo di Carmignano mise a tavola a Rovereto sul Serchio più di cinquecento persone. Il terremoto si era portato via la quotidianità: niente più feste in piazza, più un bar dove prendere un caffè o giocare a carte, ammesso che ne fosse la voglia. A tutti fu regalata una serata diversa e dopo Rovereto fu la volta di San Martino in Spino. «Passato un anno c'è ancora molto da fare - racconta Giancarlo - Per questo vogliamo continuare ad offrire un aiuto concreto». Una novantina di case sono state abbattute, per altre cento si prospetta lo stesso destino. Il centro del paese, di fianco alla chiesa sotto cui morì il parroco don Ivan, è diventato un grande spiazzo. Molti sono andati via: un migliaio, un terzo della popolazione. «Ma c'è anche voglia di ripartire» dice ancora Giancarlo. I fondi raccolti con la cena sono stati messi a disposizione del paese. A fine serata il parroco ha lanciato l'idea di un gemellaggio con il Montalbano. (w.f.)
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