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«Quei 29 martiri morirono per colpa degli Alleati...»

«Quei 29 martiri morirono per colpa degli Alleati...»

La verità di Carlo Rossi, ex partigiano ed ex sindaco di Vernio sui fatti di Figline: «Bombardarono con tre ore di ritardo»

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VERNIO. Novanta anni, la voglia ancora di scherzare ma soprattutto una memoria ancora lucidissima che non ha perso mordente. Carlo Rossi, classe 1923, sindaco per 16 anni a Vernio, rivela dopo tanti anni la sua versione dell'8 settembre, di come andò la triste storia dei martiri di Figline. «La morte di quei ragazzi pesa sulla coscienza degli alleati; hanno bombardato Figline con tre ore di ritardo permettendo che l'esecuzione avvenisse con la massima calma. Il loro obiettivo era di far scannare fra loro partigiani e tedeschi in modo da risolvere contemporaneamente due problemi». Rossi al tempo era un partigiano che insieme ai suoi compagni ebbe l'ordine di calare in città. «Scendemmo con una strategia da ignoranti; ci fecero arrivare nel piazzale di Figline, completamente allo scoperto, da qui quando capimmo che eravamo in pericolo ci spostammo verso Coiano per poi arrivare alle Piastre dove fummo bloccati da una rete, ci arrampicammo e riuscimmo a raggiungere il comando di Prato, da qui corremmo a quello degli alleati per chiedere che bombardassero Figline, visto che per rappresaglia erano stati presi 29 partigiani che sicuramente sarebbero stati uccisi. Gli alleati tergiversarono e quando si decisero era troppo tardi». Sono passati tanti anni ma Carlo non è disposto né a dimenticare né a perdonare. «Sono stati momenti difficili , abbiamo visto tante volte la morte in faccia, i libri di storia non parlano di queste cose, ma chi le ha vissuto non può dimenticare». Rossi, terminata la guerra, ha voluto continuare nel suo impegno civico, prima come militante nel Pci e poi dal 1964 al 1980 come sindaco di Vernio. «Nel mio primo mandato in paese mancava la luce, l'acqua, le strade non erano asfaltate, non c'erano scuole. Abbiamo dovuto creare tutti i servizi e per farlo ho dovuto chiedere un mutuo di 800 milioni di lire, una cifra enorme che però ha permesso al paese di ricominciare a vivere». Vernio prima della guerra era un centro con un' economia florida; industria tessile ed agricoltura davano da vivere non solo agli abitanti ma anche ai bolognesi che arrivarono in massa. «Poi le cose cambiarono - racconta Rossi - il paese si svuotò attratto dall'industria della città. Eppure forse si sarebbe potuto creare una fonte di reddito diversa, fondata sul turismo».

Alessandra Agrati

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