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Sindaco in forse, Milone fa la riserva

Sindaco in forse, Milone fa la riserva

PRATO. Si ricandida o no? Non si sa. Il sindaco Roberto Cenni mantiene salda la riserva sul suo futuro politico e non si sbottona sull’eventualità di correre ancora per il Comune. Una riserva legata...

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PRATO. Si ricandida o no? Non si sa. Il sindaco Roberto Cenni mantiene salda la riserva sul suo futuro politico e non si sbottona sull’eventualità di correre ancora per il Comune. Una riserva legata «soprattutto a ragioni personali», spiega. «Una scelta difficilissima», scandisce con gravità anche quando gli spieghiamo che a parole i suoi alleati marciano compatti al suo fianco. «Prato ha bisogno di una guida sicura - dice il sindaco - capace di incidere. Bisogna capire se ci sono le condizioni». «La situazione non è chiara», risponde e la trama del dilemma si infittisce. Tra le variabili c’è anche la possibilità che la magistratura chieda il rinvio a giudizio per bancarotta fraudolenta nell’indagine sul crack della Sasch.

Eppure tra i colleghi il coro dei «vai avanti, non mollare» è unanime. Mentre nel campo opposto lo “sport” del toto candidato successore riscuote un certo successo. I nomi più accreditati: Giorgio Silli, Roberto Caverni e Aldo Milone. Ma dei tre solo quest’ultimo si autocandida, nel caso in cui Cenni decida di no. «Non c’è urgenza di sciogliere la riserva - dice l’assessore sceriffo - nel caso io sono disponibile, se il mio nome può servire a unire. Una cosa è certa: non credo negli outsider. Ci vuole un candidato autorevole, che i cittadini possano valutare per ciò che ha fatto o ha tentato di fare». Insomma, un autoidentikit. «Quel nome può essere il mio», conferma Milone.

Caverni, invece, si chiama fuori: «Cenni è l’unica possibilità, se si ricandida io sono disponibile. Se non si ricandida non mi interessa più: mi faccio da parte». E Silli? «La premura di sapere se Cenni si ricandida è più che altro del Pd, che si scannerà al suo interno per trovare qualcuno da contrapporgli, e di alcuni altri che da tempo non ci dormono la notte per fare il candidato. Per quanto mi riguarda sono un uomo di partito e resto leale. Cenni si prenda il suo tempo e decida secondo coscienza».

Ma nel caso in cui alla fine decida di non ricandidarsi? «Non accettiamo ipotesi subordinate - dice il consigliere regionale Alberto Magnolfi - nel caso ci si penserà al momento». Difficile credere, con un sindaco che parla di «decisione difficilissima», a una coalizione che non ragiona sul “piano B”. Una considerazione che suona come un monito arriva dal senatore Riccardo Mazzoni che si dice fiducioso: «È naturale che Cenni si ripresenti. Credo che l’annuncio della candidatura arriverà molto più in là, anche per guardare a cosa avviene nel campo avversario, dove le decisioni tarderanno e parecchio». «Ma un sindaco che ha ben operato - prosegue Mazzoni - deve ricandidarsi. Quando il Pd non ha rilanciato Marco Romagnoli ha incontrato la sconfitta nelle urne. Una lezione che non possiamo dimenticare».

Danilo Fastelli

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