Il Tirreno

Prato

«Questo museo una bella vetrina per una città in decadenza»

di Azelio Biagioni
«Questo museo una bella vetrina per una città in decadenza»

Parla di eccellenza il direttore del Museo di scienze planetarie: «Siamo arrivati a 10mila visitatori» Ha portato conoscenze e un pizzico di pratesità anche nella trasmissione “Alle falde del Kilimangiaro”

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PRATO. Con cinque euro si può vedere la Luna. Ma anche Marte. E non si tratta del costo di un biglietto del cinema bensì quello per accedere al museo di scienze planetarie dove, fra le altre cose, sono conservati un frammento lunare e una meteorite marziana che, insieme, alla più grossa meteorite metallica presente in Italia sono i pezzi forti del museo stesso. Da quasi un anno il direttore è Marco Morelli che, negli anni Novanta, insieme a Giovanni Pratesi e Renato Braga fu uno degli ideatori del museo. Nel 1997, a soli 24 anni fu uno dei più giovani partecipanti alla realizzazione di quello che oggi è l’unico polo museale in Italia prettamente dedicato alle scienze planetarie. Il “la” alla nascita di quello che oggi è un vanto per la città si deve, prima ancora, a Pietro Nardini che decise di vendere la sua collezione di minerali, acquistata dalla Provincia che volle però che fosse adeguatamente valorizzata. Così Pratesi, Braga e Morelli iniziarono a girare in Europa (e non solo) per capire come potesse essere impostata una struttura in grado di poter evidenziare le particolarità di quelle bellezze. La fondazione “Prato ricerche” (che si occupa anche della gestione della rete sismica e che ha come soci la Provincia, l’Università di Firenze e la fondazione “Pro verbo” della diocesi) si occupa della gestione del polo, mentre la proprietà è della Provincia. L’inaugurazione risale al 19 marzo 2005. «L’allora presidente della Provincia Daniele Mannocci voleva qualcosa di nuovo per Prato per valorizzarla. E noi abbiamo cercato di farlo - spiega Morelli - La città ha messo a disposizione se stessa e noi il nostro progetto e si sono abbracciati. Con questa struttura la città è finita sulle maggiori riviste scientifiche del mondo e ha avuto un forte impatto mediatico che ha messo in mostra una faccia diversa. Si tratta di un’eccellenza che contribuisce a tenere alto il suo nome».

Morelli però si rammarica per la città . «Purtroppo vedo Prato in decadenza e impoverita. Era basata sul lavoro, ma oggi la crisi si avverte. Il benessere è diminuito ed è un terreno su cui attecchiscono paura, difficoltà ad arrivare a fine mese e disoccupazione. Poi c’è la cattiva conoscenza della cultura, con un’integrazione non ottimale sia da parte nostra sia da parte delle comunità straniere. Invece dovremmo collaborare insieme per il raggiungimento di un obiettivo comune. Quando, qualche anno fa a Prato, c’erano benessere e ricchezza - continua Morelli - tutto passava in secondo in piano. Ora no. Chi arrivava qui per cercare lavoro lo trovava, adesso non più. Posso dire però che nonostante la crisi da noi le iniziative non sono diminuite, anzi sono quasi triplicate».

L’eccellenza museo: «Qui a differenza di altri posti dove i visitatori sono in calo - spiega Morelli - siamo in controtendenza. Ci sono stata diecimila visitatori annui, più della metà dei quali scolaresche. Tra l’altro stiamo prendendo accordi con l’agenzia spaziale europea perché il nostro museo diventi in Italia punto di riferimento didattico».

Morelli, 40 anni, una laurea in geologia e un dottorato di ricerca in scienze della terra, gongola quando parla del museo. Adesso, infatti, è diventato un punto d’eccellenza soprattutto dal punto di vista didattico. «Con i suoi 272 chilogrammi abbiamo il meteorite più grande che ci sia in Italia – afferma - E’ caduto in Cina a Nantan. Su questo reperto è vietato non toccare. Sì, avete capito bene vietato non toccare. E’ giusto che i ragazzi delle scuole sentano com’è al tatto un meteorite del genere. Le altre chicche - aggiunge - sono il meteorite marziano trovato in Libia nel 1999, uno dei trenta esemplari presenti nel mondo». E poi come non restare affascinati dal frammento della Luna. «Noi ne abbiamo un campione – racconta il direttore – al mondo potranno arrivare ad una quindicina. Inoltre, si possono ammirare le fette di meteoriti litico-metalliche e le rocce da impatto». Nella parte finale del percorso sembra di entrare in un giardino. Qui ci sono i minerali, uno più bello dell’altro. Con delle forme che sembrano uscite dalla mano del più abile degli scultori.

L’esperienza, le conoscenze e un po’ di “pratesità” Morelli le ha portate anche in tv: «Sono stato ospite per diverse volte di “Alle Falde del Kilimangiaro” di Licia Colò. Una bella vetrina anche per Prato».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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