Gioco
Diversificare è un obbligo
Vignolini: noi terzisti dobbiamo rimetterci in discussione
PRATO. Cara ripresa (o ripresina), se ci sei batti un cenno. Anche i terzisti pratesi l’aspettano a braccia aperte.
«Tra gli artigiani è forte lo spirito di rivalsa, la voglia di dimostrare che il tessile non è morto. C’è stata e c’è la globalizzazione, oltre ai tanti bastoni fra le ruote messi sulle nostre strade: lentezza nei pagamenti della pubblica amministrazione, costi energetici alle stelle e una legislazione sul lavoro troppo severa».
Nella fotografia scattata dal presidente di Confartigianato Andrea Belli, titolare dell’orditura GT 2000, è palpabile l’aria che si respira nella filiera. «Per i prossimi tre mesi - fa sapere Belli - si profila una discreta capacità di utilizzo dei macchinari per far fronte agli ordini in arrivo che non hanno più i numeri di una volta».
Prova a tracciare una rotta futura anche Moreno Vignolini, titolare di una piccola ritorcitura a Vaiano (è vicepresidente di Confartigianato). Si definisce “un artigiano del terzo millennio”, nel momento in cui un terzista deve sapersi adeguare ai cambiamenti in atto.
«Adeguarsi alle nuove dinamiche significa anche lavorare ad agosto, se ce n'è bisogno. E’ una questione di mentalità imprenditoriale che va cambiata. Chi ha subito non passivamente i cambiamenti del mercato è ancora in piedi, chi si è adagiato troppo sugli allori del passato è stato spazzato via».
Paragonando il distretto a una nave, devono esserci capitani d’impresa in grado d’indicare la rotta. «Bisogna diversificare anche il prodotto, se necessario. Se uno ha lavorato sempre cotone, non è detto che debba farlo per tutta la vita».
E la politica deve saper guidare. «Il progetto di mappatura della filiera portato avanti dalla Camera di commercio - conclude Vignolini - sarà una base di partenza per le politiche di distretto». (m.l.)
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