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Cascine di Tavola, restano solo due gli indagati
Prato, inchiesta chiusa dopo 5 anni. Le accuse: danneggiamenti al patrimonio e non aver ottemperato alle intimazioni della Soprintendenza sulla messa in sicurezza
PRATO. Chiuse le indagini della procura della Repubblica sulle Cascine di Tavola avviate nel 2008 con il sequestro del complesso mediceo scattato per bloccare una trasformazione che avrebbe completamente stravolto - secondo l'accusa - l'assetto della fattoria sperimentale voluta la Lorenzo il Magnifico trasformandola in un resort di lusso con oltre cento mini appartamenti, spa e ristoranti.
Il procuratore capo Piero Tony e il sostituto Laura Canovai hanno inviato alle parti l'avviso di conclusioni indagini, atto che precede la fissazione della data dell'udienza preliminare. Alla quale però si presenteranno solo due dei quattro indagati di una indagine durata cinque anni fa. Escono dall'inchiesta perché il reato è ormai prescritto - si tratta di una contravvenzione: uso illecito di beni ambientali - la soprintendete dell'epoca Fiorella Facchinetti e il dirigente del settore Urbanistica dell'epoca l'architetto Riccardo Pecorario - altra contravvenzione prescritta - colui cioè che materialmente dette il via libera al permesso di costruire ricevuto, però, il placet della Soprintendenza.
Restano due indagati: si tratta dei legali rappresentati della società Fattoria Medicea srl che si sono succeduti negli anni e che dovranno rispondere anche loro di due contravvenzioni: danneggiamenti al patrimonio storico e artistico nazionale (sanabile con un ammenda fino a 2mila euro) e per non aver ottemperato alle intimazioni della Soprintendenza sulla messa in sicurezza del complesso. Illeciti sopravvenuti dopo la data del sequestro, altrimenti anche questi sarebbero prescritti.
Si chiude così una pagine della storia di Prato che, al netto della vicenda penale che si è col tempo molto sgonfiata, ha avuto risvolti clamorosi. Primo dei quali aver ridotto le Cascine di Tavola, uniche probabilmente nel mondo, da complesso perfettamente integro solo una manciata di anni fa a rudere. Il complesso infatti, ormai scoperchiato, è rimasto esposto alle intemperie, neve compresa, per tutti questi anni e i crolli sono stati innumerevoli. Proprio su questo aspetto delle vicenda, è la procura a mettere i puntini sulle "i": "Contestualmente al sequestro - spiega il sostituto Canovai - demmo la possibilità alla proprietà di accedere per mettere in sicurezza gli immobili. Bastava una richiesta che però non è mai arrivata". La procura allertò anche la Soprintendenza ma la risposta fu: "Non abbiamo i fondi necessari".
Una seconda conseguenza è stato il fallimento nell'ottobre 2012 della società proprietaria, Fattoria medicea srl, che acquistò "chiavi in mano" - cioè con già il permesso di costruire e interventi già iniziati - le Cascine di tavola da Agrifina nel 2006 per 17 milioni 700mila euro. La società oggi ha un passivo di 20 milioni di euro, quasi tutti con una banca. Per recuperare quel che si potrà il complesso andrà all'asta presto, in autunno: settembre, forse ottobre. Il tentativo del Comune, del comitato sorto per dare man forte al progetto dell'amministrazione, di Italia Nostra che si è mossa e ha portato il "caso" Cascine a Roma, davanti ai ministri, è quello di mobilitare la Regione, unico ente pubblico che potrebbe avere la forza e le risorse per partecipare all'asta. Se lo farà questo ancora è da capire.
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