Il Tirreno

Prato

Voglio portare il Coro del Maggio a cantare qui, nella mia città

di Maria Lardara
Voglio portare il Coro del Maggio a cantare qui, nella mia città

La storia di Lorenzo Fratini, dalla scuola Verdi fino alla soddisfazione di lavorare con Mehta e Abbado «Il mio sogno sarebbe riuscire a realizzare l’idea di costruire un polo musicale tutto pratese»

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PRATO. Quando si dice la gavetta. Lorenzo Fratini l’ha fatta tutta. Senza bruciare tappe, guadagnandosi tutto sul campo. Non bisogna farsi ingannare dai primi capelli grigi, conversando con Lorenzo Fratini: solo quarant’anni e già una carriera di successo. Ha fine aplomb il direttore del Coro della prestigiosa istituzione musicale fiorentina, quella voglia di fare che è nel Dna dei pratesi, quel piglio spontaneo del ragazzo di periferia cresciuto a Sant’Andrea a Iolo dove ancora risiede con la sua famiglia. E’ approdato al Maggio sei mesi fa, alla vigilia del commissariamento della Fondazione: un momento delicato, di certo non il periodo migliore per nuove sfide viste le pessime acque in cui naviga il teatro fiorentino. «Quando lavoro con il mio coro, un gruppo affiatato (composto fra l’altro da diversi artisti pratesi, ndr), i problemi che leggiamo sui giornali rimangono fuori dalla porta. Le tensioni non influiscono sul nostro lavoro».

Gli esordi. Ma come c’è finito al Maggio un quarantenne pratese innamorato della sua terra natale scrigno per lui di tanti ricordi? Il primo, alla scuola di musica “Giuseppe Verdi” dove fino al 2004 ha insegnato esercitazione corale a un centinaio di allievi. «Con loro eravamo riusciti a mettere su un coro interessante con il quale ci esibimmo a Girona e Wangen». In quel periodo – dal 1998 al 2004 – ha diretto il coro della “Guido Monaco”, una delle più antiche associazioni corali italiane. Anni proficui per la cultura a Prato, ancora scolpiti nella memoria di Fratini che dei suoi concittadini ha mutuato l’intraprendenza, la voglia di reinventarsi e di rimettersi in gioco. «Un coro eccezionale che ho avuto il piacere di dirigere. Alla “Guido Monaco” c’erano elementi straordinari che cantavano con passione. Riuscivamo ad autofinanziarci. Con l’assessore alla Cultura di allora, Giuseppe Vannucchi, avevamo il progetto di mettere insieme su un piccolo polo musicale con coro e orchestra pratesi. Del resto, a Prato vantiamo una lunga tradizione di società corali e un’orchestra come la Camerata strumentale, un’altra delle nostre eccellenze. Non sarebbe male riallacciare i fili di quel progetto. D’altro canto, con il tessile in crisi, dovremmo trovare il modo per veicolare il marchio Prato fuori confini, anche attraverso la musica. La verità è che il pratese quando ha in casa l’eccellenza non riesce ad apprezzarla, com’è successo per il tessile. Intanto mi piacerebbe dirigere il coro del Maggio a Prato, insieme all’orchestra della mia città. E non è detto che nonsucceda».

Trieste e Bologna. Quando ha dovuto girare mezzo mondo per lavoro (Fratini è stato il primo italiano a lavorare con un coro giapponese, durante la messa in scena di “Turandot” a Tokyo), ha sempre portato nel cuore la propria città. E gli aneddoti su Prato si sprecano. «Al Comunale di Trieste mi arrabbiai quando mi sbagliarono i documenti scrivendo che Prato era ancora in provincia di Firenze», racconta Fratini che nel 2004 fece le valigie dalla “Guido Monaco” per il Coro del Verdi di Trieste. Ci rimase fino al 2010, per poi ripartire alla volta del Comunale di Bologna dove, alla fine dell’anno scorso ricevette la chiamata dell’ex Sovrintendente del Maggio Francesca Colombo. «Per uno nato a Prato, il Maggio fiorentino è la massima ambizione. Quest’anno ho avuto l’onore di lavorare con grandi direttori, da Abbado a Gatti, senza dimenticare lo straordinario Mehta. Una stagione emozionante».

Allievo di Gabbiani. Ma il curriculum di Fratini sarebbe incompleto dimenticando la sua prima chiamata al Carlo Felice di Genova. Breve sì (per tre mesi), ma importante. «Era il 2004 e ricordo ancora quando il maestro Gabbiani mi dissuase dall’accettare quell’offerta. «Non lo fare, ti rovini la carriera» (il Carlo Felice aveva fama di mangia-maestri, ndr)». Già, il grande maestro Roberto Gabbiani. Anche lui pratese, classe 1947, sempre con il Maggio nel suo destino. Aveva 27 anni quando fu chiamato a dirigere il coro del Maggio, su invito di Riccardo Muti. E proprio Fratini si fece le ossa a 17 anni andando a lezione di corale dal maestro Gabbiani (oggi all’Opera di Roma).

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