Il Tirreno

Prato

Due mondi in piazza per la stessa anguria ma divisi nella festa

di Danilo Fastelli
Due mondi in piazza per la stessa anguria ma divisi nella festa

Per Milone i pratesi non sentono più loro la celebrazione mentre il sindaco sgrida gli stranieri: «Non sporcate la città»

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PRATO. Può una festa perfettamente riuscita trasformarsi in un garbuglio di polemiche? È il destino della cocomerata di Ferragosto, un appuntamento che fa parte della storia della città e che puntualmente, come uno specchio infranto, riflette mondi e punti di vista inconciliabili. A dare la stura al malumore ci ha pensato quest’anno l’assessore Aldo Milone, che su Facebook ha espresso le ragioni della sua assenza in piazza del Comune: «Sono rimasto tra la gente - scrive - per sentire cosa ne pensavano e ho avuto la prova che i pratesi ormai non la sentono più loro questa festa».

Il motivo? Naturalmente la massiccia presenza di cinesi in fila per ricevere una fetta di cocomero. Sono passate circa duemila persone in piazza, di cui la stragrande maggioranza stranieri. E tra loro c’erano anche quest’anno tanti cinesi: famiglie col passeggino, coppiette, gruppi di adolescenti sorridenti e pronti a immortalarsi a vicenda nel morso dell’anguria. Orientali vestiti a festa per lo struscio, come forse si sarebbe usato tra gli italiani di un’altra epoca. Ma questa è solo un’anima di questa giornata.

L’altra è la città che celebra le sue tradizioni e i suoi simboli, con il sindaco che inaugura il restauro della fontana del Bacchino. Il rintocco ritrovato della campana di Palazzo Pretorio dà il via alla distribuzione, Cenni taglia la prima anguria e ne consegna le fette a quattro bimbi di diverse nazionalità. Ma è chiaro a tutti a chi si riferisce quando si rivolge a coloro «che vengono da lontano: amate un po’ di più questa città che vi ospita, aiutateci a tenerla più pulita».

Scatta l’applauso di una parte della piazza, mentre l’altra si sorbisce la “sgridata”. C’è a margine lo spazio per l’emozione del sindaco che, giunto a fine mandato, ringrazia i suoi concittadini e la sua famiglia: «Mi avete concesso un’esperienza incredibile: abbiate fiducia nel futuro». Parole che suonano come un congedo e proiettano la città verso l’epoca delle scelte sul futuro. In questa giornata scandita dalla ritualità eppure speciale: i pratesi hanno appena visto il nuovo vescovo, Franco Agostinelli, ostendere per la sua prima volta dal pulpito di Donatello il Sacro Cingolo davanti alla folla di fedeli.La metà della piazza che si ricongiunge con i suoi rituali, si confronta con l’altra parte che festeggia alla stessa festa, ma in un altro modo. Due città che non si parlano convivono nella stessa piazza.

La protesta di Milone raccoglie molti consensi online: segno che le sue parole rispecchiano un sentimento diffuso. «Ho visto anziani piangere e dire di non sentirsela di affrontare la fila per una fetta d'anguria», scrive l’assessore. Il quale fiuta la polemica: «La sinistra farebbe bene a tacere perché questa festa, di fatto, l'hanno soppressa loro durante la giunta Romagnoli spostandola ipocritamente alle Cascine di Tavola proprio perché aveva perso lo spirito con cui l'allora sindaco Giovannini l'aveva promossa».Tra tante reazioni online, a ricordare quello spirito c’è la voce di un operaio, Orlando Mari, raccolta invece in piazza: «Questa festa è nata per chi ad agosto restava in città a lavorare: ecco il suo spirito autentico. Oggi tra i lavoratori che rimangono a Prato ci sono soprattutto i cinesi. Non capisco chi parla di “snaturamento”». Una voce fuori dal coro, capace di parlare ai due mondi.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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