Toscana
Monte dei pegni Appello del vescovo alla Banca popolare
«La chiusura metterà in difficoltà le famiglie, conseguenze devastanti». Vicenza replica: «Valuteremo le sue parole»
PRATO. Molte famiglie pratesi dovranno affrettarsi a trovare i soldi per riscattare i gioielli che hanno dato in garanzia al Monte dei pegni in cambio di modesti prestiti, altrimenti anelli, collane e altri oggetti di valore verranno messi all’asta.
La notizia non è di oggi, è una decisione della Banca popolare di Vicenza resa nota un paio di mesi fa, ma ieri, alla vigilia di Ferragosto, è stata al centro del messaggio inviato dal vescovo Franco Agostinelli ai fedeli pratesi in occasione della festa di Santa Maria.
Un messaggio non scontato, dai toni molto espliciti e decisi (anche se il vescovo non cita mai il nome della Banca popolare di Vicenza) che non è una condanna, ma sembra richiedere una risposta puntuale e altrettanto non diplomatica da parte della banca. Anche perché il vescovo Agostinelli non le manda a dire, e sostiene che il provvedimento, se non verrà revocato, «avrà conseguenze devastanti».
«Da troppo tempo e con grande chiarezza - scrive monsignor Agostinelli - arrivano segnali sempre più preoccupanti e insistiti da una parte crescente di popolazione che vive con grande sofferenza e preoccupazione una situazione di insostenibile povertà materiale e morale, a causa della drammatica mancanza dell’essenziale, del lavoro, della casa, della salute, della giustizia, della solidarietà, della speranza. Il grido di dolore dei poveri, che in tutto il mondo assedia, purtroppo inascoltato, i palazzi del potere, è pienamente avvertibile anche nella nostra realtà locale e giunge anche – non posso ignorarlo – al portone di palazzo vescovile, interpellando ogni giorno, ogni ora, ogni momento la Chiesa e la società pratese».
«Non possiamo non ascoltare queste richieste -aggiunge il vescovo - Anche il grande magistero di Papa Francesco si è collocato fin dall’inizio su questo versante, mettendosi all’ascolto dei più poveri, dei più deboli, dei sofferenti. Purtroppo tutto ciò sembra lasciare indifferenti il mondo degli affari, della finanza e della politica».
Un’indifferenza che il vescovo attribuisce ora anche alla banca di riferimento di molti pratesi: «È recente la decisione di una banca, la maggiore operante nell’area pratese, di chiudere il Monte dei Pegni, mettendo in gravissima difficoltà molte famiglie, già umiliate per aver consegnato le loro povere cose in cambio di un modesto prestito. È ciò che si evince da un “avviso alla clientela in possesso di polizza di credito su pegno” emesso dalla banca lo scorso giugno. Si chiede di riscattare quanto impegnato entro il 31 dicembre, pena la vendita all’asta dei beni stessi. L’eco di questa decisione è arrivato anche in palazzo vescovile, non poche famiglie mi hanno espresso viva preoccupazione, non solo per la fine di un servizio prezioso, ma anche per l’estrema difficoltà che hanno a poter rimborsare il prestito ottenuto».
«Questo provvedimento, che mi ostino a sperare venga revocato - avverte il vescovo - avrà conseguenze che non esito a definire devastanti, qualora non trovi una risposta corale ed equa da parte della società pratese. Non compete certo al Vescovo dettare soluzioni pratiche, indicare soggetti e mezzi per dare risposte pertinenti. Spetta invece al Vescovo risvegliare le coscienze, pungolare sensibilità assopite, indicare i valori a cui attenersi nella promozione del diritto a vivere una vita accettabile e nella difesa dell’insopprimibile dignità delle persone e delle famiglie».
«La comunità di Prato ha dimostrato nella sua lunga storia di avere le risorse morali e materiali per onorare la propria tradizione di solidarietà, di inventiva, di innovazione. Ha un ricco patrimonio di associazioni, cattoliche e laiche, da mobilitare per mantenere il tessuto connettivo della convivenza civile, che rischia di lacerarsi nella disperazione egoistica degli interessi e delle fazioni. A queste mi rivolgo chiedendo uno scatto d’orgoglio e di umanità per rispondere ad uno stato di assoluta necessità. Spero che da questo insieme di circostanze negative, che da troppo tempo gravano sul futuro della nostra comunità, possano emergere nuove potenzialità positive, tali da integrare l’impegno dell’attuale classe dirigente, pubblica e privata, perché in modo responsabile e competente sappiano farsi carico delle soluzioni possibili, anche a rischio di compromettere la propria posizione di parte».
La risposta della Popolare di Vicenza non si è fatta attendere. Nel pomeriggio un portavoce della banca ha fatto sapere che, pur non potendo contattare direttamente il presidente Gianni Zonin, che è in ferie, la banca «è sempre stata molto sensibile alle parole del vescovo Agostinelli e di chi lo ha preceduto (cioè il vescovo Simoni, ndr). Per questo il suo messaggio verrà attentamente analizzato e valutato al rientro del presidente, anche perché ci troviamo di fronte a un appello estremamente accorato». Se poi questo significhi anche un ripensamento sulla scelta di chiudere il Monte dei pegni è troppo presto per dirlo.
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