Italia
Ostentano come gli italiani negli anni del boom economico
Il commento della blogger Malia Zheng: gli orientali sono passati dal “pigiama” agli abiti griffati e seguono le orme degli imprenditori rampanti
PRATO. A partire dagli anni ’80 il flusso migratorio dalla Cina aveva iniziato ad aumentare con rapidità: l'Italia era diventata "l'America" dei cinesi. Oggi dopo oltre vent'anni d'immigrazione, sono molti i cinesi ad aver messo radici qui. All'interno della comunità cinese presente a Prato, come nelle altre città quali Milano o Roma, da qualche anno a questa parte è stato possibile constatare una crescita di benessere economico, testimoniato dal possesso di macchine e abbigliamento di lusso. Fattori che danno senz'altro all'occhio, soprattutto di coloro che vorrebbero ma non potrebbero permetterselo.
Negli anni ’90 i cinesi venivano giudicati per il loro scarso senso estetico: si vestivano male, e spesso giravano per la città con tute sportive che sembravano pigiami. Oggi dopo oltre vent'anni gli stessi cinesi vengono giudicati per la loro eccessiva ostentazione del benessere economico: se prima si vestivano male oggi, anche se ben vestiti, si vestono troppo di marca.
Ma il cinese che passa dal "pigiama" al vestito di marca è un cambiamento sociale del tutto normale. Nella società consumistica nella quale viviamo la necessità di sentirsi all'altezza si traduce in bisogno di avere oggetti e prodotti che non tutti possono ottenere o acquistare. Ed ecco per questo che si coprono di abiti firmati Gucci, Prada, Louis Vitton, Chanel, Hermes e compagnia bella.
Forse la domanda più corretta da porsi non è "come e in che modo i cinesi utilizzino i propri soldi" ma piuttosto "perché lo si vuol sapere": i cinesi sono come tutti gli altri: mangiano, bevono, fanno vacanze, viaggiano, trascorrono serate in discoteca, si comprano macchine e abbigliamenti confortevoli, forse l'ultimo gadget tecnologico sul mercato, ma senza dubbio rispettando i limiti dei propri portafogli.
Oltretutto proprio perché il flusso d'immigrazione si è recentemente rallentato, ma non arrestato, è possibile individuare all'interno della comunità cinese la presenza di diverse classi sociali che evidenziano diversi livelli d'integrazione: i cinesi che sono giunti negli anni ottanta hanno oggi figli e parenti e un'attività lavorativa che li spinge a svegliarsi ogni mattina, attività ed hobby del tutto in linea con gli stili di vita italiani. Sono questi i cinesi, che hanno costruito le basi della propria vita in Italia e che molto probabilmente si possono trovare per la città alla guida di una macchina ritenuta dalla società di lusso: come una Porsche, una Mercedes o una Bmw, a differenza degli altri, in Italia da meno tempo, che girano ancora in "pigiama".
Il padre di Agnese Morganti ha tuttora il negozio di famiglia in via Pistoiese, nel cuore di chinatown di Prato, e questo le ha permesso di essere spettatrice in prima fila del cambiamento del quartiere. «Ho osservato, anche ironicamente se vuoi, che alcuni cinesi a Prato hanno assunto dei comportamenti simili a quelli della Prato dei tempi del lavoro e del successo: dal lavoro a gestione familiare, al gusto per i macchinoni, per il vestire firmato e per la bella vita, il tutto a volte un po' ostentato. Credo che questa sia un fenomeno interessante a livello sociale, ma penso anche che in parte contribuisca ad alimentare una forma d'invidia e di nostalgia per un benessere materiale che sembra essere passato dai pratesi ai cinesi».
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