Toscana
Cassa Edile: in cinque anni chiuse il 40% delle imprese
PRATO. Caschi gialli a terra, tute appese al chiodo. E sacche di lavoro nero che si annidano sempre più nel settore delle costruzioni. Suona un Sos per l’edilizia a Prato: gli ultimi numeri della...
PRATO. Caschi gialli a terra, tute appese al chiodo. E sacche di lavoro nero che si annidano sempre più nel settore delle costruzioni. Suona un Sos per l’edilizia a Prato: gli ultimi numeri della Cassa Edile pratese sono da far tremare i polsi. Basti pensare che fra il 2008 e la prima metà di quest’anno, si è perso per strada qualcosa come il 40% delle imprese edili. Centinaia di vittime, realtà spazzate vie dalla crisi degli ultimi cinque anni. O, se non sono state spazzate via, stanno in piedi a leccarsi le ferite. Come Alessandro Lamanna, il titolare della Fouredil Group costretto a licenziare 25 su 31 dipendenti che ha raccontato al Tirreno il suo dramma dopo una drastica ristrutturazione aziendale. Se da una parte il numero dei lavoratori si è quasi dimezzato (stando ai numeri della Cassa Edile, erano 2.452 a dicembre 2008, 1.306 a maggio di quest’anno), «non significa che questi lavoratori siano a casa: ultimamente nei cantieri pratesi, alcuni pubblici, abbiamo diversi operai cassintegrati che lavorano in condizioni di irregolarità, ovvero a nero». L’allarme lavoro nero è lanciato da Massimo Paolieri, presidente della Cassa Edile pratese (ente emanazione della contrattazione collettiva nazionale e territoriale del settore). E riguarda sia le aziende italiane che straniere (sulla piazza soprattutto ditte romene, albanesi, marocchine e anche cinesi). «Abbiamo gli strumenti per monitorare questo fenomeno in sede di comitato paritetico (Cpt, ndr). Il ricorso al lavoro irregolare è in aumento, innescando un volano distruttivo per le aziende virtuose e quelle poche “sane” rimaste sul mercato». Un’altra spia di irregolarità è il massiccio aumento di partite Iva in questo settore dove, a livello nazionale, si è registrato il sorpasso del lavoro autonomo (a livello di ditte individuali) rispetto a quello subordinato. In calo invece le ore lavorate che hanno subito un tracollo negli ultimi cinque anni: se nel maggio 2008 erano 336.714, nello stesso mese del 2013 si viaggiava nell’ordine delle 154.648. Più che dimezzate, dunque, a conferma anche del massiccio ricorso alla cassa integrazione che si è fatto in questo settore, obbligando di fatto gli operai a stare a casa. Crolla anche il numero delle imprese edili: a fine 2008 a Prato ne avevamo 650, oggi sono 415. «Una tragedia», è il commento del direttore della Cassa Edile Fabrizio Ciulli. Una situazione che preoccupa i vertici dell'ente che qualche anno fa fece un investimento importante acquistando dei terreni di 22mila metri quadrati in via Galcianese, in modo da spostare lì Cassa, Cpt e Scuola edile. Ma se calano le aziende, calano anche i versamenti all’ente Cassa. «Meno male che negli anni d’oro del boom dell’edilizia, avevano messo da parte un po’ di liquidità», sottolinea il presidente Paolieri. Ma l’emorragia, intanto, sembra destinata a non arrestarsi. (m.l.)
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
