Gioco
Arranca anche l’azienda di carpenteria
La Fouredil Grupo di Alessandro Lamanna manda a casa 31 operai specializzati su 38 e pensa di trasferirsi in nord Africa
PRATO. Quando la barca iniziava ad affondare ha dovuto quasi svuotarla, facendo a meno di chi c’era a bordo. Necessario, ma doloroso, per stare a galla. E così se prima erano in 31, ora sono rimasti in sette. «Fa male, eccome se fa male. Sono stato costretto. Alcuni dipendenti erano con me da una vita. Qualcuno ora si ritrova a bussare alla porta della Caritas. Non mi do pace ma non c’è più lavoro in questo settore, o meglio non ci sono più soldi».
Il settore è quello dell’edilizia, la cui ben nota crisi non accenna a placarsi e la lucida testimonianza è quella di Alessandro Lamanna della Fouredil Group srl, fiore all’occhiello dell’edilizia pratese, ormai tra i pochi sulla piazza specializzati nell’arte della carpenteria. Già, il carpentiere, mestiere d’oro. E’ una delle professionalità fra le più ricercate in Nord Africa, dove il mercato dell’edilizia è in piena espansione. «E infatti insieme agli altri tre miei soci stiamo accarezzando l’idea di trasferire l’azienda in Nord Africa, in Marocco ad esempio, dove chiedono buone maestranze in affiancamento alla manodopera locale. Ci stiamo pensando: abbiamo un’attrezzatura tale che potrebbe essere spostata laggiù».
Nel frattempo, due mesi fa si sono persi per strada 25 dipendenti, di cui 22 carpentieri. Licenziati. Procedura di mobilità aperta ad aprile, al termine di un periodo di cassa integrazione straordinaria (fino al 13 maggio). «Gli operai erano parte della mia famiglia. Li ho sempre pagati puntualmente, non ho mai fatto mancare loro nulla. Ma come si fa ad andare avanti se una ditta perde in due anni oltre un milione di euro? Una volta si viaggiava sui 12-13 cantieri, ora è tanto se abbiamo tre o quattro commesse». Un boccone ancora più amaro da ingoiare se si pensa che Alessandro è figlio di muratore, operaio edile di origini pugliesi. Quindici anni fa decise di farsi strada da solo. Non è strano, lo zoccolo duro dei carpentieri di Prato proviene storicamente dalle Puglie, in particolare da Andria. «Quando Berta filava per usare un riferimento al tessile, avevo 40 dipendenti, un centinaio di lavoratori considerando l’indotto. Strutturati al nostro livello nelle opere di cemento armato non c’era nessuno. La verità che è il sistema a lasciare solo l’imprenditore. Hai un’azienda strutturata con 40 dipendenti? Nessuna "agevolazione". L’imprenditore, anzi, viene visto solo come una vacca da mungere».
Da una parte, commesse di lavoro a singhiozzi, dall’altra banche che hanno iniziato a chiudere i rubinetti. Oltretutto, la Fouredil vantava crediti nei confronti di un cliente dichiarato fallito: un colpo di grazia per un terzista. «Il mercato ci sarebbe perché la richiesta di nuovi appartamenti non manca. Ma non ci sono liquidità, le banche negano mutui a chi vuole comprare. Senza contare che negli anni d’oro, quando il mattone volava, tanti si sono lanciati nell’edilizia improvvisandosi costruttori». Ora la Fouredil tenta di ripartire da zero, con i pochi operai rimasti, rimboccandosi le maniche e intercettando il poco lavoro in circolazione. Un cantiere che sta loro a cuore è quello della lottizzazione di Cap in via del Romito. «Desidero ringraziare pubblicamente la Brunetti & Antonelli che ci ha commissionato le opere in cemento armato facendo in modo che per questo cantiere della Cap lavori solo l’indotto pratese».
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