La protesta
Montemurlo terra promessa degli industriali
L’ex presidente dell’Unione Marini è in cerca di una fabbrica e prima di lui in tanti hanno scelto il comune di Lorenzini
PRATO. Altro che Macrolotto 1 o 2. Non importa neanche guardare troppo lontano per scoprire il nuovo Eldorado delle imprese pratesi.
A pochi chilometri di distanza da Prato, la nuova terra promessa si chiama Montemurlo. Sono sempre di più i big dell’industria pratese che annusano l’affare di mettere radici ai piedi della Rocca. L’ultimo che sta meditando di fare i bagagli da San Giusto (Prato) è Riccardo Marini, numero uno della Marini Industrie, in cerca di nuovi insediamenti produttivi per la sua attività. E dove, se non a Montemurlo, dove i costi al metro quadrato dei capannoni sono più bassi che a Prato, dove la burocrazia non mette i bastoni fra le ruote all’imprenditore (si parla di due o tre mesi per rilasciare un permesso edilizio o una dichiarazione d’inizio attività). Sono soddisfazioni per il sindaco Mauro Lorenzini, uno che conosce a menadito il tessuto produttivo della sua zona, vuoi anche per i trascorsi in Cgil. «Sui permessi e sulle autorizzazioni di tipo urbanistico i nostri uffici danno risposte brevi, questo contribuisce a renderci appetibili per le imprese. Senza contare l’attività di qualità e controllo del territorio che è servito a non far esplodere la bolla cinese, con 140 stanzoni sequestrati in quattro anni. E poi la viabilità con la seconda tangenziale, il collegamento con l’autostrada che si è rivelato strategico per le aziende e di cui devo dare atto a chi mi ha preceduto». E non finisce qui.
Fioriscono altri investimenti: c’è una trattativa in corso fra privati per l’ampliamento di un’azienda metalmeccanica che ha una piccola sede a Oste (600 metri) e un’altra azienda a Pistoia, e che sarebbe interessata a espandersi per oltre 3mila metri quadrati sempre a Oste (Lorenzini per il momento non si lascia scappare il nome). L’ex presidente degli industriali pratesi, insomma, non sarebbe né il primo né l’ultimo a varcare il confine pratese. L’hanno fatto, prima di lui, i Mantellassi del lanificio “Manteco” che, dopo aver detto addio a via dei Fossi al Macrolotto, da gennaio hanno trapiantato il loro quartier generale in via della Viaccia a Oste. L’elenco dei trasferimenti eccellenti nel corso degli ultimi due anni è lungo. E’ il settembre 2011 quando la “Inwool Jersey” preferì Oste a Prato, tanto da trasferirsi da via Valentini (la scelta del Macrolotto fu allora snobbata per la concentrazione dei cinesi); seguirono altri traslochi eccellenti, come quello dei “Fratelli Consorti” (commercio tessuti) e la “Nontex” produttore di tessuti non tessuti già con sede di Montemurlo desideroso di allargarsi (oggi 4.800 metri quadrati di superficie in via Scarpettini). «Siamo stati attenti anche a non inasprire la stretta fiscale sulle imprese, lasciando invariata l’Imu a 9,3 per mille e senza mai toccare per sei anni la Tia». Quanto al consumo di suolo, traslochi e ampliamenti non hanno portato altro cemento. «In questi quattro anni è stato privilegiato il recupero delle superfici già esistenti», fa notare il primo cittadino.
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