Gioco
Rogo in via delle Fonti In fiamme tre aziende
Paura per il fumo sprigionato dall’incendio e per il crollo del tetto L’Arpat: «La copertura potrebbe essere d’amianto: tenete chiuse le finestre»
PRATO. Erano da poco trascorse le cinque di ieri mattina quando è arrivata la prima telefonata ai vigili del fuoco. Del fumo si stava alzando dal grosso parallelepipedo costruito lungo via delle Fonti, tra Paperino e via Roma, appena fuori dalla zona industriale del Macrolotto.
Quando i vigili del fuoco sono arrivati le fiamme avevano già completamente invaso la prima azienda. Tutto era bruciato anche se, da un primo sopralluogo, sembra che il fuoco abbia covato per un po’ di tempo prima di attecchire ovunque. O almeno il tempo sufficiente, se qualcuno, fosse stato all’interno della fabbrica a far scattare l’allarme.
Quell’incendio, partito dall’azienda di vendita di filati Gremonfashion di Yan Guohua, invece non è stato fermato sul nascere e in una manciata di ore si è mangiato tre aziende, la New Track che si occupa di vendita diretta di mobili etnici e la Fipal specializzata nel commercio di prodotti alimentari.
Oggi della Gremon non c’è rimasto praticamente niente così come della New Track mentre un po’ meglio, ma non troppo, è andata all’azienda alimentare interessata all’incendio solo perché è crollato il muro al confine con l’azienda di mobili. Anche in questo caso i danni sono ovviamente enormi.
A rendere spaventoso l’incendio oltre alle fiamme e alla colonna di fumo visibile da tutta la città, l’odore acre scaturito dall’incendio (causato perlopiù da sostanze acriliche) e il timore che il crollo del tetto potesse creare danni agli abitanti della zona. La copertura della fabbrica infatti, almeno per la porzione di tetto che si trovava sopra la Gremon potrebbe essere stata di cemento amianto.
L’Arpat chiamata per un sopralluogo ha subito escluso che fossero bruciate sostanze pericolose ma non che in una parte del tetto vi fosse amianto.
«Da un primo sopralluogo - hanno fatto sapere dall’Agenzia regionale - è emerso che, due delle aziende coinvolte hanno recentemente sostituito le coperture che erano in cemento-amianto con pannelli fotovoltaici, mentre per gli altri esiste il forte dubbio, vista l'epoca di realizzazione, che siano presenti ancora coperture di questo tipo». E nello stesso comunicato Arpat ha raccomandato agli abitanti della zona «di non stare all'aperto e di tenere le finestre chiuse, precauzione sempre opportuna in presenza di incendi».
Altri sopralluoghi, che daranno certezza su cosa è successo, non potranno però essere fatti prima che l’area sia stata messa in sicurezza. Non prima di qualche giorno, quindi, dal momento che il personale non potrà entrare all’interno finché non si saranno raffreddati i muri portati e verificata la stabilità dell’edificio. I vigili del fuoco ricordano però che, almeno finché la zona incendiata sarà bagnata, non ci saranno problemi per la dispersione di fibre.
Ieri mattina tra i primi ad arrivare i proprietari delle aziende coinvolte, già partiti per le ferie. Mentre il primo allarme è stato dato da una volante della Questura che stava controllando la zona.
«Siamo stati chiamati intorno alle 6 - racconta il titolare dell’azienda Fipal Fabrizio Fiesoli - e da quel che ci risulta l'incendio sarebbe partito dall'azienda gestita da cinesi che si trova sul retro. Noi eravamo già chiusi per ferie. E' tutto rovinato e anche l'immobile che abbiamo acquistato anni fa ha danni enormi».
Dalle deposizioni dei proprietari ai vigili del fuoco e agli agenti non sarebbe emerso niente (alla Gremon si è lavorato fino alle 20 di domenica) ma è inevitabile non pensare che appena quindici giorni fa erano andate a fuoco tre aziende, sempre gestite da cinesi. Tra le ipotesi non viene scartata dagli inquirenti la pista del racket che ha come vittime gli imprenditori orientali. Ad oggi però l’unico punto in comune tra i due incendi è solamente l’orario in cui si sono sviluppate le fiamme.
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