Il Tirreno

Prato

Bocconi avvelenati sul Montalbano

di Giovanni Ciattini
Bocconi avvelenati sul Montalbano

Morto un cane, salvato per miracolo un altro. L’appello del proprietario: «Non state zitti, denunciate questa barbarie»

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CARMIGNANO. Matilde aveva quattro anni e mezzo. Era un cane meticcio adottato da Alessandro Panzani che abita nella zona di Spazzavento. Era la “sorella” maggiore di Brita, una cucciola di pastore tedesco. Ora Matilde è morta, uccisa da un boccone avvelenato dopo quattro giorni di atroci sofferenze. Nel suo stomaco è stata trovata pelle di coniglio insieme a tracce di fosfuro di zinco. Brita, anche lei rimasta avvelenata, invece ce l’ha fatta. La veterinaria di Seano è riuscita a strapparla alla morte.

I fatti risalgono a quindici giorni fa. Alessandro Panzani ora ha deciso di denunciare tutto pubblicamente, dopo averlo fatto attraverso la Polizia provinciale di Prato e Pistoia e il Corpo forestale dello Stato, non solo per mettere al bando gli avvelenatori di cani e gatti che si aggirano sulle colline del Montalbano, ma per invitare i proprietari di animali domestici a stare in guardia. E soprattutto a denunciare i casi di avvelenamento. Ecco la sua storia.

La fine di Matilde. «Il caso di avvelenamento è avvenuto tra il Comune di Carmignano e Quarrata, precisamente sulla strada di confine, strada bianca protetta (via Fontemorana) tra Spazzavento e Colle di Quarrata, - racconta Panzani - una strada percorsa di frequente i sabati e domeniche da persone con cani al guinzaglio, bambini, cavalli. Il 18 luglio i miei due cani sono usciti dalla proprietà recintata passando sotto la rete. Un’assenza di pochi minuti, sufficienti però per fargli inghiottire i bocconi avvelenati. Matilde, buonissima e affettuosa (mi svegliava la mattina avvicinando il suo muso al mio viso), è morta tra il 20 e 21 luglio tra indicibili sofferenze. L’autopsia eseguita all’Istituto zooprofilattico di Scandicci non ha lasciato dubbi: avvelenamento da esca avvelenata: una pelle di coniglio o lepre è stata infarcita di sostanze terrificanti quali fosfuro di zinco, stricnina e altri veleni che si trovano tranquillamente o quasi in commercio. Ringrazio la veterinaria Rita Carta dell’ambulatorio medico di Seano che ha fatto il possibile, riuscendo a salvare Brita, che probabilmente aveva ingerito meno veleno».

L’appello. «Noi abbiamo fatto tutte le denunce come vuole la legge, purtroppo molti non lo fanno. Non denunciano, piangono i propri animali ma qualche motivo o non denunciano a tutto vantaggio di chi (non importa se sia un cacciatore o un agricoltore), usa questa pratica barbara ed orribile per avvelenare volpi, faine, falchi, donnole, gatti o cani, tutti possibili predatori della cacciagione di terra, lepri o fagiani, oppure possibili aggressori di pollai. Voglio ricordare che la fauna selvatica è protetta dallo Stato, è espressamente vietato diffondere veleni dalle legge sulla caccia e dalle leggi sanitarie. Sono previste ammende fino a 1549,37 euro e reclusione da sei mesi a tre anni. Contro il maltrattamento e l’uccisione di animali è in vigore la legge 189 del 2004».

«E’ difficile che questi avvelenatori si riescano a prendere - prosegue Panzani - ma forse facendo un po’ di rumore riusciremo a mettere paura a chi si macchia di un simile reato. occorre sensibilizzare anche i sindaci della zona perché mettano cartelli nelle zone a rischio. Il pericolo non riguarda solo cani e gatti: anche i bambini potrebbero venire inavvertitamente a contatto con simili veleni che riescono ad essere letali anche solo “leccandosi le dita” dopo aver toccato qualcosa di “strano”. In alcune esche avvelenate è stato rinvenuto perfino il cianuro».

Alessandro Panzani è battagliero: la morte del suo cane lo ha ferito e indignato. «Mi batterò usando tutti i mezzi di legge a disposizione affinché si scoraggi questa barbarie e si individuino i responsabili. Sono convinto che siano della zona perché nessuno se ne andrebbe ad avvelenare gli animali a 10 e 20 chilometri di distanza».

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